Data: 08/07/2006
Testata giornalistica: Il Centro
L'Abruzzo riduce il ritardo dal centro-nord. Nel 2005 il Pil è cresciuto più della media Bene anche l'occupazione con un +1,4%

Del Campo (Abruzzo lavoro): «Dati positivi rispetto alla crescita zero italiana»

PESCARA. L'Abruzzo torna a crescere. Mentre l'Italia resta inchiodata alla «crescita zero», il prodotto interno lordo abruzzese nel 2005 è cresciuto del 2,1 per cento, il secondo risultato più consistente fra le regioni italiane. La ripresa dell'economia abruzzese è stata registrata dallo Svimez, il centro studi sullo sviluppo delle regioni meridionali che ha anticipato i dati relativi al rapporto 2005.
E dalle tabelle emergono segnali incoraggianti. Meglio dell'Abruzzo nell'anno preso in considerazione sembra aver fatto solo la Sicilia, che ha messo a segno una crescita di 2,8 punti percentuali. Altre cinque regioni (Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Sardegna e Lazio) possono vantare una crescita del Pil, anche se contenuta sotto l'1 per cento. In tutte le altre realtà il confronto con il 2004 è invece di segno negativo.
A far decollare l'economia regionale, stando ai dati Svimez, è stato il valore aggiunto prodotto da industria, commercio e servizi, che nel complesso hanno fatto registrare la crescita più elevata d'Italia, pari al 2,5 per cento, contro una media nazionale dell'1,4 per cento.
I dati del rapporto Svimez disegnano dunque un'economia in ripresa così come la riduzione del divario che separa l'Abruzzo dal resto d'Italia. Accanto al Pil cresce infatti anche la ricchezza prodotta da ogni abitante, che nel 2005 è stata pari all'83,8 per cento di quanto portato a casa da un italiano medio (era l'82,4 nel 2004). Un dato apparentemente di secondo piano ma che invece testimonia quanto l'Abruzzo sia ormai distante dalle altre regioni meridionali, dove ogni cittadino produce una ricchezza pari al 70,1 per cento di quanto realizza un italiano medio. Ed emerge anche un aumento sul fronte dell'occupazione: nel 2005 il numero di occupati, registra lo Svimez, è cresciuto dell'1,4 per cento, ancora una volta il secondo miglior risultato d'Italia, alle spalle della sola Sicilia (+1,6). Nel resto del Paese gli occupati sono invece scesi dello 0,3 per cento.
A dare ulteriore peso alla prestazione dell'economia abruzzese è anche il contesto macroregionale, che vede Puglia e Molise subire un forte calo ed un'Italia centrale che non brilla.
«Si conferma in Abruzzo un andamento sia economico che occupazionale molto favorevole nel 2005» spiega Rita Del Campo, direttrice di Abruzzo Lavoro, «che si distingue in modo nettamente positivo dalla "crescita zero" del prodotto dell'Italia in complesso e dalla diminuzione in tutte le ripartizioni nazionali delle unità di lavoro».
I dati Svimez invece non convincono più di tanto la Cgil, che con il segretario regionale Franco Leone invita a riflettere «non tanto sulla quantità di occupazione, ma sulla qualità: in Abruzzo c'è una vera emergenza e occorre affrontarla con l'innovazione, la ricerca, la qualità».
Intanto parte l'attività lell'Osservatorio regionale della montagna, struttura istituita da una legge regionale e avviata dall'assessorato agli Enti Locali, con la collaborazione del Cresa, il Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali. Primo obiettivo la realizzazione della banca dati regionale in grado di fornire informazioni sulla realtà economica e sociale delle zone montane dell'Abruzzo. Con l'elaborazione della banca dati è previsto un piano per la rilevazione e catalogazione degli interventi realizzati nei territori montani, allo scopo di definire le politiche di programmazione.

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