Data: 14/07/2006
Testata giornalistica: Il Sole 24 ore.com
Così elimineremo gli appalti in House «Riaprire al mercato spazi impropriamente occupati da soggetti pubblici»

«Vogliamo restituire al mercato ciò che è del mercato. Vogliamo riaprire un'area di mercato che è stata progressivamente occupata da soggetti pubblici in modo improprio. Con l'articolo 13 del decreto legge sulle liberalizzazioni abbiamo voluto mettere fine a questa situazione e il divieto per le società pubbliche che svolgono un'attività strumentale di acquisire nuovi contratti fuori del loro territorio di casa e già in vigore».
Il ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, fa da sempre dell'apertura dei mercati dei servizi pubblici locali una battaglia politica.
E' stata lei a proporre l'inserimento nel decreto legge Bersani della norma che vieta l'ulteriore espansione di società pubbliche che, forti della rendita data dall'affidamento senza gara in casa, vanno poi fuori ad acquisire altri contratti.
Lanzillotta pensa ora a un intervento per chiarire meglio il periodo transitorio.
«Dobbiamo fornire in sede di esame parlamentare - dice - un doppio chiarimento: da una parte che questo divieto riguarda soltanto attività strumentali tipicamente di mercato come l'informatica, la progettazione o la gestione e la manutenzione di immobili, e non attività di servizio pubblico; dall'altra, vogliamo chiarire che nella fase transitoria queste società, per capitalizzare il valore dei contratti che hanno in portafoglio, possono conferire queste attività in una newco da mettere sul mercato».
L'obiettivo è ridare al mercato ciò che è del mercato e riportare queste strutture pubbliche «al loro ruolo naturale di agenzie pubbliche, che devono costituire uno snodo fra le amministrazioni pubbliche e il mercato la dove la domanda è particolarmente complessa, svolgendo le funzioni di stazioni appaltanti o di consulenza sui capitolati».
Il chiarimento in sede parlamentare riguarderà proprio i commi 3 e 4 dell'articolo 13 sul periodo transitorio.
Anche l'altro provvedimento fondamentale per la riorganizzazione dei servizi pubblici locali, il disegno di legge delega che sostituirà l'articolo 113 del testo unico sugli enti locali, ha bisogno di chiarimenti. Per capire, anzitutto, se il modello a regime sarà solo quello della gara per affidare la concessione a terzi o anche quello, attualmente previsto, della società mista con scelta del socio privato a gara.
«Il modello - dice Lanzillotta - dovrà essere a regime l'affidamento con gara del servizio, perchè la scelta del socio mediante gara non è una modalità che consente di comparare standard di servizio e costi, che è invece l'obiettivo di una gara». Il provvedimento riguarderà tutti i settori, meno l'acqua, «che comunque mantiene la legge Galli».
«Raccorderemo-dice Lanzillotta - alla normativa nazionale generate quella di settore, mettendo una dead line a eventuali proroghe fatte da leggi di settore ed escludendo comunque che le normative regionali possano fare ulteriori proroghe, come successo finora senza che il precedente Governo sia intervenuto».
La dead line «universale» resta confermata al 31 dicembre 2011. «E' un termine ampio entro il quale sarebbe opportuno che si realizzassero quelle operazioni industriali che consideriamo molto importanti per costruire grandi player efficienti, capaci di cogliere le opportunità di mercato all'interno e soprattutto all'estero. Pensiamo ad aggregazioni forti e più competitive per le gare, non alla sopravvivenza di piccole gestioni inefficienti. E' questa la vera sfida, una crescita dimensionale, tecnologica, organizzativa che consenta un processo di internazionalizzazione».
Se serviranno, si metteranno a punto ulteriori strumenti di incentivazione, purchè compatibili con le regole comunitarie», dice Lanzillotta. «Più che agevolazioni fiscali alle aggregazioni, potrebbe essere utile sostenere un'aggregazione della domanda di piccoli Comuni o sostenere i piccoli Comuni nella fase di gara».

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