Data: 03/08/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Pendolari, i disagi non vanno in ferie «Ritardi, guasti, nessuna informazione. E carrozze che sfiorano i 50 gradi»

La protesta dei viaggiatori di Trenitalia e Nord: a giugno e luglio situazione peggiorata rispetto alla scorsa primavera

Milano.- Giugno e luglio? «Un disastro». Equamente ripartito fra Trenitalia e Ferrovie Nord. Così, dopo la «schedatura» chiesta in maggio ai pendolari dalla V commissione del consiglio regionale (risultato: in ritardo l'85,6% delle 1.437 corse tenute d'occhio su 11 linee), i pendolari fanno un nuovo bilancio, quello estivo, alla vigilia delle ferie. E smentiscono che, in estate, le cose funzionino un pò meglio: «E' un ripetersi continuo di piccoli incidenti - dice da Busto Arsizio Alessandro Berteotti, del comitato pendolari - i ritardi di venti e più minuti sono scontati, ormai arrivare in ufficio puntuali è una chimera». Non è tutto: «In questo periodo "caldo" i guasti alle motrici si sono moltiplicati a dismisura, i diretti ogni giorno prendono le fermate e gli orari degli omnibus per tamponare l'inefficienza delle linee» aggiunge la petizione con la quale il Comitato spontaneo pendolari delle Nord chiede la revisione della carta dei servizi, meno ritardi e più informazioni per chi viaggia ogni giorno.
Non va meglio per Trenitalia come testimoniano anche le e-mail di protesta in arrivo ogni giorno (nonostante la stagione di vacanza): «Sì, dopo un piccolo miglioramento in primavera, i primi passi indietro li abbiamo registrati già a maggio - dice il portavoce dei comitati pendolari lombardi, Giorgio Dahò - sono le oscillazioni classiche di un sistema precario; siamo ben lontani dal risanamento». Ma con l'estate, con meno gente sui treni le cose non dovrebbero migliorare? Non è detto: anzitutto perchè anche i treni sono ridotti e così può capitare che siano comunque stipati. «E comunque - aggiunge Dahò - tanta o poca che si sia la gente, i ritardi e i guasti ci sono». Come le solite carrozze sporche, le porte bloccate. Cambia un solo disagio: al freddo polare si sostituisce il caldo torrido, fino ai 50 gradi dei vagoni rimasti fermi sotto il sole. E i «freddini» promessi a maggio, il personale che avrebbe dovuto preparare i convogli con il condizionatori accesi? «A giugno gli impianti funzionavano su circa il 50% dei treni, a luglio siamo scesi al 5%, si e no. E se una carrozza-caso raro - è fresca, l'impianto di condizionamento (aggiunto, non «nato» con il treno) è talmente rumoroso che ci vogliono i tappi per le orecchie». Speranze per il nuovo orario di settembre? «Poche, visto che le promesse di gennaio sul ripristino degli interregionali sono rimaste sulla carta»-.

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