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L'AQUILA. Non c'è riuscito il Consiglio regionale, ora ci prova il Governo nazionale a cancellare l'aumento di circa 1.500 euro al mese della diaria dei consiglieri regionali per spese di rappresentanza. Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la disposizione davanti alla Corte Costituzionale dopo aver ravvisato l'illegittimità dei commi 7, 8 e 9 dell'articolo 2 della legge contenitore 16 sulla finanza regionale approvata lo scorso 30 maggio dal Consiglio regionale. E' però paradossale il fatto che venerdì scorso mentre nella seduta del Consiglio regionale, a causa di violenti contrasti tra maggioranza di centrosinistra e minoranza di centrodestra, non votava l'abrogazione dell'aumento della diaria, a Roma il Consiglio dei Ministri impugnava la norma. Il Governo nazionale era stato informato da una dettagliata segnalazione delle segreterie regionali della Funzione Pubblica Cgil, Cisl ed Uil. Secondo l'Esecutivo la norma è in contrasto sia con la legge Finanziaria «che espressamente prevede, la riduzione del 10 per cento di tutte le indennità, corrisposte a qualsiasi titolo, dei Parlamentari, Consiglieri regionali e altre categorie, qualificando tale previsione come necessaria ai fini del coordinamento della finanza pubblica» e sia con gli articoli 3 e 97 della Costituzione «in quanto rimborsi di spese mensili generici e continuativi per ciascun Consigliere regionale appaiono irragionevoli e non in sintonia con il buon andamento della Pubblica amministrazione». La Cgil, inoltre, minaccia una raccolta di firme per chiedere la cancellazione dell'aumento. «E' assurdo che da un lato si aumentano le tasse, dall'altro la diaria», dice polemico il segretario regionale della funzione pubblica, Antonio Invito, «ora o il Consiglio regionale si decide ad approvare al più presto l'abrogazione o, considerando anche le osservazioni del Governo e i tempi sul pronunciamento della Corte, non è escluso che lanceremo una raccolta di firme tra i cittadini per chiedere la cancellazione di una norma conseguenza di una operazione trasversale che deprime il valore stesso delle Istituzioni». Sempre nell'ambito della legge 16, l'Esecutivo ha osservato anche le disposizioni riguardanti l'aumento agli autisti regionali di indennità aggiuntive non concertate con i sindacati e la norma che prevede l'attribuzione della responsabilità delle segreterie delle commissioni del Consiglio regionale, equiparate alla categoria D, a personale con contratti a termine senza i requisiti previsti per i dipendenti regionali della stessa categoria. «Avevamo ragione e il pronunciamento del Governo lo dimostra, bisogna ricondurre tutte le questioni che ricadono sul personale alla concertazione, in questo senso», conclude Iovito, «non ci possono essere deroghe». Si è invece "salvata" dalla scure del Governo la disposizione sull'istituzione dell'ufficio di diretta collaborazione del presidente della Giunta regionale. Un ruolo affidato a Lamberto Quarta. |