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Gli spagnoli: «Andremo avanti». Ma Piazza Affari non ci crede più
MILANO. Piazza Affari dimostra di non credere più alla fusione fra Autostrade e la spagnola Abertis, dopo il no del governo italiano arrivato venerdì. Ieri il titolo Autostrade è stato oggetto di vendite copiose (-2,74%). Poi è intervenuto il ministro Di Pietro per spiegare la posizione ufficiale del governo. «Non c'è stata una violazione delle norme europee - dice Di Pietro - e non l'abbiamo fatto per protezionismo. Il divieto alla fusione fra Autostrade e Abertis è dovuto al fatto che fra i soci di Abertis c'è una società di costruzioni. Anche in passato è stata vietata la partecipazione di società italiane, perché di costruzioni. Se avessimo autorizzato la fusione saremmo andati contro una direttiva italiana. La nostra azione non è tesa a proteggere il mercato e le società italiane». Il comunicato di Di Pietro sottolinea quello che da giorni si dice nel mondo finanziario. In pratica, l'ostacolo alla fusione è la presenza del costruttore spagnolo Acs in Abertis e quindi nella nuova società, dove verrebbe a detenere una quota del 12,5%. E siccome al momento della privatizzazione di Autostrade era stato impedito l'ingresso a costruttori italiani, non si poteva adesso dare il via libera a un costruttore spagnolo perchè sarebbe stato un controsenso. Naturalmente la partita non finisce qui. Intanto la finanziaria Caixa (che detiene quote di Abertis) sta studiando nuove soluzioni: una potrebbe essere la riduzione di Acs nel capitale Abertis, a favore di costruttori italiani. Ma è possibile anche un ricorso al Tar. Altra mossa potrebbe essere un ricorso alla Commissione europea o, ancora, la modifica dell'azionariato post-fusione, con più spazio a soci italiani (tra cui la Cassa Depositi e Prestiti). A Bruxelles esprimono preoccupazione per la decisione del governo italiano e dicono di voler verificare «se in questo modo Roma abbia violato il regolamento Ue sulla libera circolazione dei capitali». Non solo, ma sostengono che se si tratta di una decisione formale «il governo italiano avrebbe dovuto notificarla prima alla Commissione europea». A Barcellona i vertici di Abertis non si sbilanciano: «Manteniamo la nostra volontà di andare avanti perché il progetto di fusione non è morto e l'operazione resta valida». E in serata il sito internet del quotidiano Cinco Dias scrive che i vertici di Abertis saranno a Roma in settimana «per acclarare i motivi del veto del governo italiano alla fusione» (ma Palazzo Chigi ha smentito prossimi incontri). «Abertis - insiste il giornale - punta su Romano Prodi, vecchio difensore delle fusioni trasnazionali». In Italia una critica al governo arriva dal radicale Capezzone: «Finora le Autostrade non hanno fatto altro che rifare l'asfalto e incassare ricchi pedaggi. Invece dalla fusione avrebbero benefici i consumatori perché i profitti dell'impresa deriverebbero un po' meno dalle tariffe e un po' più dagli investimenti europei».
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