Data: 09/08/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Prodi: «Nessuno sconto sulla manovra» Il balzo delle entrate fiscali non modifica la Finanziaria. Delusa l'ala radicale del centrosinistra «Ora si può fare a meno dei tagli su sanità e pensioni»

ROMA. «Una rondine non fa primavera», dice Romano Prodi. Parla delle entrate fiscali dei primi sei mesi dell'anno e della Finanziaria 2007. Tradotto: l'aumento del 12,3% di tasse pagate allo Stato da solo non basta a ipotizzare una Finanziaria meno rigorosa di quella da 35 miliardi prevista nel Dpef. «Manovra più leggera? No, magari. Non è che le cose cambino - dice il presidente del Consiglio tornando sui dati resi noti lunedì e commentando quelli sulla produzione industriale - Però sono numeri che danno coraggio. Come la vittoria dell'Italia a Berlino, non è che abbia cambiato il Paese».
«Però dà questo senso di minor depressione e di questo abbiamo tantissimo bisogno».
L'ala sinistra del centrosinistra, però, non ci sta. Così Comunisti Italiani e Rifondazione vanno alla carica chiedendo che il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa riveda le sue posizioni sui tagli della Finanziaria.
«I dati delle entrate fiscali sono positivi e incoraggianti - dice Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera - e dimostrano che si possono aprire scenari sociali nuovi e interessanti, senza procedere a tagli di sanità e pensioni».
«Una rondine non fa primavera - conviene Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera - ma in questo momento bisogna cogliere ogni ventata di ottimismo anche per restituire fiducia a tutti coloro che temono che la manovra finanziaria possa colpire il loro già martoriato reddito. Ci aspettiamo che il Dpef venga abbandonato nella sua ispirazione».
Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, dà una lettura più soft, anche se insiste sulla necessità di non tagliare pensioni e spesa sociale: «Questi dati - dice - ci permettono di ragionare su una Finanziaria in cui larga parte degli interventi sui disastri che ha lasciato Berlusconi avvengano facendo pagare gli strati più ricchi della società, a partire dagli introiti dell'evasione fiscale e contributiva, senza però tagliare i fondi per pensioni e sanità».
Le diverse opinioni nella maggioranza vengono amplificate nei commenti del centrodestra.
«Le scintille tra Prodi e i suoi alleati della sinistra estrema sulla Finanziaria - dice Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia - sono l'anteprima del film drammatico che andrà in onda in autunno».
«Romano Prodi ha potuto gongolare solo lo spazio di un mattino - commenta Antonio Leone, vicepresidente di Fi - il partito della spesa sempre e comunque, non ha perso tempo ed è già entrato in azione lanciando i suoi diktat».
Renato Brunetta, parlamentare europeo di Forza Italia, è su altre posizioni rispetto ai suoi compagni di partito. Anche secondo lui ora la Finanziaria deve essere più leggera (15-20 miliardi).
«Il ministro Padoa-Schioppa ora deve fare una nota di aggiornamento al Dpef e preparare una Finanziaria di entità dimezzata». «Discutere è giusto - dice il sottosegretario allo Sviluppo economico, Paolo Giaretta, Margherita - tuttavia in Finanziaria dobbiamo fare interventi strutturali di lungo periodo, che non possono essere legati a fatti, seppur positivi, come una ripresa economica maggiore di quella che ci aspettavamo».
Anche perché, come aveva anticipato la Corte dei conti nell'audizione del 14 luglio alla Camera, non tutte le misure fiscali porteranno gettito stabile.
«Alcune - dicevano i magistrati contabili citando ad esempio la rivalutazione volontaria dei beni di impresa e delle aree fabbricabili - non sono replicabili e sono suscettibili di causare minori introiti nei prossimi anni».

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