Data: 08/08/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tutti i tagli della Regione "matrigna" «Scontiamo la guerra D'Alfonso-Del Turco»: l'atto di accusa di Pagano

Una iattura. Mica non lo sapevano, lo sapevano eccome, avvisaglie ce n'erano state a bizzeffe. Però che Pescara finisse nel tritacarne, ci rimettesse le penne, pagasse di tasca propria per colpa di una bega di cortile proprio no. Nazario Pagano capogruppo di Forza Italia alla Regione è infuriato. Gli fanno da spalla Guerino Testa e Nicoletta Verì: li avevano pensati insieme quei dieci emendamenti alla finanziaria per la città di Pescara, strade parcheggi ambiente, prendendo spunto da un dibattito in consiglio comunale perchè una cosa è l'opposizione dura e pura un'altra il bene della città. «E io pensavo a quello, al bene della città - racconta Pagano - I miei non erano emendamenti ostruzionistici ma costruttivi». Invece, tutti bocciati. Risultato: neppure un euro alla città di Pescara, così non si può andare avanti.
Ecco, Giochi del Mediterraneo a parte che certo non fanno il bene dei cittadini e al contrario di Chieti che ha vinto un terno al lotto (ha ricevuto 2 milioni e 400 mila euro solo per la filovia), dell'Aquila che ha avuto finanziamenti a più non posso e della stessa Teramo così così, Pescara è rimasta con un palmo di naso. Nella variazione di bilancio approvata dal Consiglio regionale giovedì scorso, è stata l'unica delle quattro province a non ricevere neppure un euro. E dei dieci emendamenti presentati da Pagano nessuno è stato approvato. Non è la prima volta non sarà l'ultima sentenziano gli esponenti azzurri, il problema è politico. «Pescara subisce un vero e proprio boicottaggio ad opera della Regione - spiega Pagano - ma adesso l'abbiamo stanata, abbiamo le prove», adesso lui vuole vedere con che faccia il centrosinistra tornerà a chiedere i voti qua. «Veleni, gelosie, vendette, beghe di quartiere, vere e proprie lotte politiche - aggiunge Testa - Pescara è vittima della costante guerra tra Del Turco e D'Alfonso. La spiegazione è semplice: il sindaco D'Alfonso, che qui è così popolare, a livello regionale crea invidie e gelosie, veri e propri nemici che attraverso la città vogliono colpire lui».
Così la Regione-matrigna ha bocciato senza esitare i dieci emendamenti di Pagano, complici anche i consiglieri pescaresi della maggioranza, «emendamenti che andavano a incidere sulla qualità della vita, sulla tutela ambientale e la fluidificazione del traffico» precisa lui. Esempi: un milione e mezzo di euro per il prolungamento della pedecollinare tra via Raffaello e via Ferrari, vero e proprio caposaldo del programma del centrosinistra, tanto che in consiglio comunale era stato proprio Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista ad appellarsi ai consiglieri di destra e sinistra affinchè se ne facessero carico alla Regione; la realizzazione di tre parcheggi di scambio, per un milione di euro ciascuno, su via Tiburtina, Pescara sud e Pescara nord e tutti sanno quanto la città adriatica abbia fame di parcheggi; e altri due suoi vecchi pallini come la realizzazione di un parcheggio di arroccamento (quello dal quale si accede alle zone pedonali) sotterraneo a piazza Primo maggio, e il miglioramento della definizione dell'area pedonale e ciclabile all'interno della strada-parco proprio in virtù dell'arrivo della filovia. Tutti bocciati. «Una forma di ostruzionismo premeditato alla città - aggiunge il capogruppo - che deriva da un grave problema politico all'interno del centrosinistra e al ruolo di D'Alfonso e al suo rapporto con la Regione».
Per gli esponenti azzurri insomma il patrigno vero di Pescara è Ottaviano Del Turco, «la città lo aveva già sperimentato con i Giochi del Mediterraneo e poi con il suo intervento sulla filovia, ma adesso con la performance del centrosinistra in consiglio regionale - dice Testa - lo ha dimostrato pienamente». E che fosse assente quel giorno è solo un alibi, «anzi è una colpa - dice Pagano - perchè non si può fare il presidente e mancare all'approvazione della variazione di bilancio che poi rappresenta una finanziaria vera e propria». La soluzione? Un tavolo bipartisan suggerisce Pagano per far venire allo scoperto la guerra di Grimilde e per stilare un elenco di priorità per la città. Altrimenti sarà la fine.

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