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Domani il voto in Senato. Servizi locali, riforma in alto mare Roma.-Il decreto Bersani imbocca l'ultima curva, con il suo carico di riforme, con le sue liberalizzazioni. Domani, il ministro per lo Sviluppo Economico parlerà ai senatori. E domani stesso, il governo porrà la fiducia sul provvedimento, come già alla Camera. Il voto è previsto per venerdì oppure per sabato, come pronostica il leghista Roberto Carlderoli, vicepresidente del Senato. Il ministro Bersani, in ogni caso, accelera perchè il tempo sta ormai scadendo. Il 2 aprile termineranno i 60 giorni e non sarà più possibile convertire il decreto in legge dello Stato. L'opposizione fa il suo mestiere. Ha chiesto che l'aula votasse oggi sui requisiti di costituzionalità del testo, malgrado i senatori della commissione Affari Costituzionali abbiano già dato il via libera ieri. E l'opposizione ha anche pronti gli emendamenti di rito. Circa 240 li ha depositati in commissione Industria ed altrettanti faranno capolino in aula. Ma si tratta di schermaglie, di rituali appunto. Ogni forma di resistenza parlamentare decade quando c'è un voto di fiducia. Un voto che chiuderà la storia, in un senso o nell'altro. Dentro o fuori. L'Unione spera che il centrodestra si muova come alla Camera. Lì Forza Italia era scatenata (con l'ex ministro La Loggia che ha parlato a ripetizione, perfino su questioni marginali come le autoscuole). An si è data molto da fare. Mentre la Lega e soprattutto l'Udc non sono state così continue nella loro opposizione. Sullo sfondo, le categorie interessate si agitano. Come le guide turistiche che protestano contro Bersani perchè temono un'invasione di accompagnatori stranieri ad aggravare uno stato di cronico di precarietà». Su un secondo tavolo, le cose non vanno troppo bene per il centrosinistra. Da mesi, il ministro Lanzillotta preme per aprire al mercato le aziende pubbliche locali, quelle che gestiscono servizi chiave come l'acqua e l'elettricità (spesso in regime di monopolio). Da tempo Rifondazione Comunista si è messa di traverso e ieri ha dato un nuovo segnale di freddezza. Ieri mattina si è riunito il comitato ristretto della commissione Affari Costituzionali. E' un piccolo gruppo di lavoro che ha il compito di eliminare dal terreno gli ostacoli più grandi. A questo appuntamento di mediazione e dialogo, i senatori di Rifondazione non si sono praticamente visti. Certo, ieri è stata una giornata speciale a Palazzo Madama, tra voti sull'Afghanistan e riunioni politiche. Ma la sensazione è che un'intesa all'interno del centrosinistra sia lontana. La Rosa nel Pugno invita la Lanzillotta a procedere, senza farsi condizionare. Dice Angelo Piazza: «Il provvedimento è un banco di prova della volontà riformista della maggioranza. L'impegno del ministro deve trovare il suo sbocco in un'approvazione rapida del testo, superando le resistenze della sinistra più radicale, ma anche dei numerosi esponenti del "partito municipalista"». |