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«Da oggi i cittadini non sono più sudditi: spazio ai giovani»
ROMA. Le liberalizzazioni sono legge, e il governo va. Con 161 voti a favore e 153 contrari, il decreto Bersani ottiene infatti la fiducia in Senato e l'Unione torna a una maggioranza autosufficiente anche senza il voto dei senatori a vita. «Sono molto soddisfatto - esulta Prodi - andiamo avanti tranquilli, e ogni volta che ci presentiamo abbiamo la fiducia». E a chi gli chiede se, con i 158 voti «politici» incassati ieri, è stata soddisfatta anche la richiesta di Berlusconi, il Professore fa spallucce: «Non ho questa necessità. Certo, questi voti sono sicuramente graditi». La Cdl, dopo aver cercato di bloccarlo con l'ostruzionismo, vota contro il pacchetto di liberalizzazioni. E si schiera per il «no» anche l'Udc, che pure si era dissociata dall'ostruzionismo a Montecitorio. «Non sono delle liberalizzazioni - è la giustificazione di Silvio Berlusconi - ma degli aiuti alle coop rosse». Confindustria non la pensa però come il Cavaliere. «Bene, bene», ha commentato Luca Cordero di Montezemolo, alla notizia del «sì» del Senato. E il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, aggiunge: «E' un fatto molto positivo». Anche se gli industriali chiedono ora di non fermarsi, ma di continuare su questa strada. Il più soddisfatto è però Pierluigi Bersani, il «padre» della nuova tornata di liberalizzazioni. «Il Parlamento ha fatto un grande lavoro, si sta appassionando e penso che si possa andare avanti. Sono molto soddisfatto perché ci sono tante misure e tante novità. Credo che cominci a passare il messaggio per cui il cittadino non è più suddito e per cui le imprese possono aumentare la competitività se trattano per bene i consumatori». Ma sono anche misure, ha aggiunto il ministro, attraverso cui «i giovani possono entrare nei mestieri senza troppe difficoltà». Per Bersani si tratta però solo dell'inizio di un percorso. E indica i prossimi settori da liberalizzare: trasporto pubblico locale, professioni, pubblica amministrazione, tutela del consumatore. Su ognuno di questi temi sono già stati presentati altrettanti disegni di legge. «E' un cantiere aperto - sottolinea il ministro - se verranno approvati senza essere snaturati, l'Italia cambierà un bel po'». Alle accuse del Cavaliere replicano invece Vannino Chiti e Piero Fassino. «Berlusconi dovrebbe ricordarsi che durante gli anni del suo governo non è stata fatta alcuna liberalizzazione di alcun tipo pur avendo una maggioranza amplissima», sottolinea Chiti. «Anzi, si sono consolidate situazioni di monopolio, o al massimo di duopolio». «Berlusconi - accusa anche Fassino - continua a fare della propaganda inutile ricorrendo a slogan francamente troppo banali per essere ritenuti veri. La verità è che le liberalizzazioni sono la dimostrazione di come noi facciamo sul serio». Ricorda che in soli dieci mesi Bersani ha proposto tre pacchetti di liberalizzazioni di cui due già approvati definitivamente dal Parlamento. Pier Ferdinando Casini giustifica invece il «no» dell'Udc con il suo ruolo di opposizione, anche se ormai distinta dal resto della Cdl: «Oggi abbiamo fatto il nostro dovere in Parlamento, come era scontato: abbiamo votato contro il governo». I capigruppo di Forza Italia e An, Schifani e Matteoli, protestano contro quella che giudicano una lesione ai poteri del Senato, sottolineando che il decreto è stato trasmesso a Palazzo Madama solo per pochi giorni e con l'imposizione del voto di fiducia. Replica Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo: «non si poteva far altrimenti visto che il decreto è dovuto stazionare per circa 45-50 giorni alla Camera per l'ostruzionismo di quelle che dovrebbero essere le forze liberali del Paese». |