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Pescara, 18/04/2014
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Data: 19/01/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’ultima di Grillo: Stato con le palle, eliminare i sindacati

ROMA Nel cimitero di Beppe Grillo ci finiscono anche i sindacati: «Vanno eliminati perché, come i partiti, sono una struttura vecchia. Ecco perché - dice - voglio uno Stato con le palle: le aziende devono essere di chi lavora». Dal palco di Brindisi, il leader del M5S alza i decibel del suo populismo. Questa volta nel mirino dell'ex comico non ci sono solo i «politici-zombie» ma anche le organizzazioni sindacali, che però tirate in ballo gli rispondono subito per le rime. Raffaele Bonanni (Cisl) gli dà in pratica del fascista: «Ci mancava solo la proposta per un Italia con gli stivaloni». Luigi Angeletti (Uil) sembra sfotterlo: «Siamo d'accordo: trasferiamo la proprietà delle imprese ai lavoratori, e il sindacato diventerà inutile». La Cgil, invece, fa uno più uno: «Dopo l'appoggio a CasaPound, Grillo propone l'abolizione del sindacato e la cancellazione dei suoi 12 milioni di iscritti. L'obiettivo è uno sterminio di massa?». E per tutta la serata le reazioni di sconcerto vengono giù come grandine. Rosi Bindi, per esempio, lo bolla «come un berlusconiano autoritario e semplicistico»
Tante vale ritornare a Brindisi, prima tappa pugliese dello Tsunami tour del capo politico del M5S. Dopo l'attacco ai sindacati, Grillo si dedica alle elezioni: «Qualsiasi governo durerà sette/otto mesi se non ci siamo noi - dice - Se non andiamo noi al governo c'è il rischio che ci vadano gli estremisti di destra o di sinistra, noi andiamo con una penna a fare la nostra rivoluzione». Il Beppe nazionale urla, si agita e dà il meglio di sé da buon animale da palcoscenico. E lo spettacolo passa anche dal coinvolgimento del pubblico. Così: «Urlate con me: datemi del populista, qualunquista e demagogo». Ma la folla, il suo popolo, gli risponde senza entusiasmo. Incidenti di scena. Quindi Grillo ritorna serio, e fa un'incursione nella politica estera invocando il referendum per decidere sull'intervento italiano in Mali «perché poi arrivano le ritorsioni e ci mettono a rischio di attentati».
Tra una battuta e un urlaccio, il guru genovese non si dimentica di stare in Puglia, terra dell'Ilva. E così da una parte chiede che la famiglia Riva tiri fuori 4 miliardi di euro per pagare la salute ai tarantini; dall'altra, per proteggere il mercato interno, auspica dazi ai cinesi, «e vaffanc...». Per il resto è il solito show-man. Che da oggi dividerà gli analisti sulle sue affermazioni contro i sindacati: sono più vetero marxiste o nel solco del Ventennio? Intanto il comico ha incassato il voto del collega, amico e concittadino Paolo Villaggio.

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