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Pescara, 16/06/2019
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Data: 20/12/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Il tesoro di Di Matteo trovato a Singapore. Bufera sulla Tercas, ecco le carte dell’accusa contro l’ex dg avezzanese L’avvocato: in carcere è sereno, dice che è un equivoco della Banca d’Italia

TERAMO «In carcere, a Regina Coeli, m’è parso sereno. Chiarirà tutto. Ritiene che potrebbe esserci stato un equivoco nell’interpretazione del suo operato da parte dell’Autorità di vigilanza», cioè Bankitalia dice l’avvocato Massimo Krogh il giorno dopo la bufera che si è abbattuta sulla Tercas. Il difensore dell’ex dg, Antonio Di Matteo, 56 anni di Avezzano, che oggi alle 11 sarà interrogato in carcere dal gip, Vilma Passamonti, dà per certo il ricorso al tribunale del riesame. Ma l’accusa replica calando i suoi assi, come un conto corrente cifrato di 2 milioni di euro scoperto a Singapore. E’ il tesoro di Di Matteo, sostiene la procura negli atti che pubblichiamo I FAVORI: «L'attività condotta essenzialmente dal direttore generale, Antonio Di Matteo, è consistita nel concedere credito in esenzione delle ordinarie regole bancarie, ponendo a forte rischio la concreta riscossione del patrimonio concesso, emblematico in tal senso è caso di Raffaele Di Mario, arrestato nel mese di aprile 2011. In particolare, le indagini hanno permesso di verificare che il direttore generale, da un lato, gestiva direttamente il credito della banca a favore di imprenditori (importati da Unipol) con i quali vantava solidi rapporti di amicizia ed economici, dall'altro, era lui stesso percettore di finanziamenti bancari attraverso lo schermo di società fiduciarie oggi sequestrate (come l’Immobiliare Tolstoj Srl e la Nettuno Fiduciaria) o intestate a soggetti "prestanomi" (come la compagna Cinzia Ciampani o il manager delle tv Francescantonio Di Stefano). Attraverso queste condotte ha determinato un grave danno (220 milioni di euro) all'istituto di credito in relazione all'evidente carenza patrimoniale manifestata». SI E’ ARRICCHITO: «Di Matteo si è ulteriormente rivelato percettore diretto dei finanziamenti concessi dall'Istituto di credito che, di fatto, si è dimostrato in grado di condurre in assenza di controlli interni. Il fatto che il credito concesso a sè stesso e ad imprenditori/amici/soci di oltre 200 milioni di euro si è nel tempo trasformato in sofferenza per la Banca Tercas, è disceso dalla volontà dimostrata da Di Matteo di portare la banca oltre i confini che le erano propri prima del suo arrivo, pur in presenza di conosciute sofferenze patrimoniali, procedendo all'acquisizione della Cassa di Risparmio di Pescara (Banca Caripe) e della Smib di San Marino (interamente rilevata dal costruttore romano Raffaele Di Mario travolto dal crac) violando le disposizioni penali a tutela della vigilanza bancaria». IL “PORTAGE”: «In particolare, per quanto riguarda la prima operazione (Banca Caripe) è emerso che l'acquisizione è stata autorizzata dalla Banca d'Italia sulla base di un patrimonio di vigilanza superiore a quello realmente detenuto se fossero stati correttamente considerati i valori di bilancio bancario. Si era in effetti proceduto al cosiddetto portage (collocare titoli presso terzi con successivo obbligo di riacquisto) in modo da fare entrare in bilancio denaro e farne uscire impegni finanziari-titoli, al fine di migliorare i ratios patrimoniali. L'operazione è avvenuta con il collocamento di azioni Tercas (2milioni e 250 mila al solo Di Stefano) presso gli amici imprenditori, destinatari di finanziamenti generosi e mediante il collocamento al pubblico di risparmiatori di obbligazioni assimilabili ai pronti contro termine». RICCHI FINANZIAMENTI: «Altra operazione ostacolativa è stata condotta nei confronti della Banca d'Italia attraverso l'acquisizione prima, e il salvataggio dopo, della Banca sammarinese Smib. Nel 2007, dopo i primi contatti con le autorità centrali sammarinesi da parte di esponenti di Banca Tercas, e di fronte ad un certo diniego della Banca d'Italia all'operazione, Di Matteo e i suoi associati hanno comunque proceduto all'acquisizione e all'utilizzazione di fondi provenienti dalla Banca, intestando le relative quote di proprietà a soggetti nuovamente destinatari di finanziamenti Tercas che, in circostanze ordinarie, non avrebbero mai ottenuto (Di Mario, Francescantonio Di Stefano e Cinzia Ciampani). SOLDI RICICLATI: «Tra le operazioni finanziarie è stato individuato un articolato sistema di riciclaggio della somma di 3,5 milioni di euro provento di simultanee bancarotte fraudolente perpetrate dai sodali a danno di due importanti gruppi aziendali riconducibili a Di Mario e a Gabrio Caraffini, tratto in arresto il 29.09.2011». CONTI OFF SHORE: «Nel dettaglio, le attività investigative hanno delineato una fitta rete di operazioni finanziarie, schermate da conti correnti esteri "cifrati" e di cui sono risultati reali beneficiari gli esponenti apicali del sodalizio criminale. In particolare, Di Matteo è risultato destinatario di 2 milioni di euro su un conto corrente schermato radicato a Singapore e la restante parte è stata beneficiata da Saverio Signori, arrestato nel dicembre 2011, noto commercialista di Roma consulente di Di Mario, mediante il deposito della somma su un conto schermato in Svizzera». IL FONDO SOSPETTO: «Altra significativa condotta penalmente rilevante è consistita nella collaborazione tra il costruttore Di Mario, che versava in stato di decozione finanziaria, e gli allora vertici di Banca Tercas. Di Mario, dietro la regia di Di Matteo, prima della dichiarazione di fallimento della holding Dimafin spa, ed allo scopo di ripianare i debiti verso altri istituti di credito ovvero ritardare la procedura concorsuale, costituiva un fondo immobiliare chiuso denominato Diaphora 1 che gli ha consentito di accedere ad ulteriore credito erogato da Tercas e dalla Banca sammarinese».

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