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Pescara, 16/07/2019
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Data: 09/01/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Salva-Atac, sì dei creditori rate da pagare per 36 anni

I pm l'hanno definita «una vera e propria scommessa», una puntata «sulle capacità dell'attuale management di invertire un andamento economico storicamente deficitario e garantire un rendimento adeguato». I creditori dell'Atac, a quanto pare, ci hanno creduto. E ieri, dopo venti giorni di assemblea, hanno dato formalmente il via libera al concordato, come aveva anticipato domenica Il Messaggero. La più grande partecipata dei trasporti d'Italia scaccia quindi l'incubo della bancarotta, almeno per ora, impegnandosi a rimborsare 1.200 soggetti - privati e pubblici - per i prossimi 36 anni, riducendo un po' alla volta un debito ciclopico, da 1,4 miliardi. L'ultimo a essere pagato sarà il Campidoglio, finito in coda, per legge, in quanto proprietario dell'Atac. L'amministrazione della Capitale riavrà per intero quasi mezzo miliardo di euro solo nel 2055 e comincerà a incassare le prime rate tra 17 anni, nel 2036.
I TEMPI
I primi a essere liquidati saranno i creditori privilegiati, i dipendenti di Atac, vecchi e attuali, insieme al Fisco. Poi toccherà agli altri. Solo nel 2019, stando al piano valutato favorevolmente dai creditori, l'azienda del Campidoglio dovrà tirare fuori 190 milioni di euro, a partire da fine febbraio, marzo al massimo, quando il Tribunale dovrebbe sfornare la sentenza di omologa. Poco più di una formalità.
Dal 2020 dovrebbero essere pagati i fornitori, che in due anni dovrebbero riuscire a incassare il 31% delle fatture rimaste insolute. Tutto il resto verrebbe liquidato entro il 2036 attraverso un sistema di bond, cioè «strumenti finanziari partecipativi» legati agli utili che l'azienda dovrebbe appostare nei propri bilanci negli anni a venire. È questa la «scommessa» di cui hanno parlato i magistrati, perché in sostanza quasi il 70% del debito dell'Atac sarà rimborsato solo se la partecipata riuscirà a invertire la rotta, cioè a guadagnare qualcosa dalle proprie - finora inadeguate - prestazioni, anziché perdere milioni di euro ogni anno. «È una grande soddisfazione, ora andiamo avanti spediti per dare alla città un servizio davvero efficiente», ha detto la sindaca Virginia Raggi.
Anche il presidente e ad del colosso dei trasporti, Paolo Simioni, ieri poteva dirsi «soddisfatto» per la missione compiuta insieme al direttore del Personale e membro del Cda, Cristiano Ceresatto. Disegnare la risalita è stato difficile - anche perché non tutti in giunta hanno aiutato, vedi i ritardi per approvare il bilancio 2017 - eppure il traguardo, alla fine, è stato raggiunto. «La strada è ancora lunga - spiega Simioni - ma l'azienda oggi è viva, dinamica, guarda avanti e non più al passato, vive per il servizio e non per il consenso. Il preconsuntivo gestionale del 2018 ci restituisce un primo storico risultato netto positivo, dopo anni di perdite. Atac ora è in grado di camminare con le proprie gambe, coprire i costi, garantire gli investimenti, assumere». E ora? «Guardiamo agli ingressi dei nuovi bus, alle prossime assunzioni, perché assumere significa dare un futuro all'azienda, significa crescere. Ci siamo affidati a una società esterna, affinché le assunzioni siano trasparenti».
CAUSE CONTRO GLI EX MANAGER
Contro gli ex manager responsabili del disastro, sono allo studio azioni legali. Per fare cassa saranno messi sul mercato 19 immobili tra ex depositi e uffici e la vendita sarà affidata a un commissario del Tribunale. Messi in ordine i conti, ora tocca potenziare un servizio ancora in affanno. In tre anni dovranno entrare nelle rimesse oltre 600 bus (227 quest'anno) e l'azienda si è impegnata a macinare molti più chilometri di quanto faccia ora: solo nel 2019 dovrebbe produrre 6,5 milioni di «vetture/km» in più rispetto al 2018.

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