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Pescara, 20/08/2019
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Data: 04/02/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Verso il voto in Abruzzo - Marcozzi si scatena sul palco più del mattatore Di Battista. La candidata presidente attacca Legnini, Pd e Marsilio. E nelle Asl farà piazza pulita. La platea del Tosti di Ortona applaude Di Maio che annuncia la Tav Pescara-Roma

ORTONA A Giovanni Legnini rifila dal palco un aggettivo irripetibile. Lo ripete e strappa gli applausi. Verso Marco Marsilio è più gentile e ironica: «Non basta farsi fotografare mentre gira gli arrosticini per dire che è abruzzese». Con il Pd e Camillo D'Alessandro è caustica e quando nomina gli assessori ricandidati, Silvio Paolucci e Dino Pepe, invoca la reazione della platea del teatro Tosti. Che risponde con un "buuuh!".
MEGLIO LEI. Questa volta è Sara Marcozzi e non Alessandro Di Battista il mattatore dei 5 Stelle. La candidata presidente parla per seconda all'incontro elettorale che si è tenuto ieri mattina a Ortona ed è cominciato con un'ora di ritardo e con urla disperate all'ingresso. Urla contro il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, dei lavoratori delle piattaforme petrolifere. Le vittime sacrificali della politica dei no Triv.
URLA NEL SILENZIO. «Andate a lavorare», gridano gli uomini con i caschetti mentre sfilano Di Maio, Di Battista, Marcozzi e gli altri candidati cinque stelle accolti da una folla festante, quasi spiritata e da striscioni come quello che ritrae un Grillo della prim'ora con la scritta "Tutto è cominciato con un vaffanculo". Dall'interno del teatro bomboniera le grida non si sentono più. Ma Di Maio, incalzato da un'orda di telecamere, risponde a quei lavoratori che perderanno il posto. «Non sono miei nemici ma la dimostrazione che le trivelle le abbiamo chiuse davvero». Per loro quindi immagina un futuro green riconvertito in aziende per l'energia rinnovabile. Entriamo in teatro.
VACCA SUL PALCO. Di Battista è il più acclamato, quasi osannato, accolto sul palco dal sottosegretario, Gianluca Vacca, che lo abbraccia e gli dà la parola. «Ecco il più grande comunicatore d'Italia», dice l'abruzzese di governo. Ed è uno show, un vaffaday in chiave ortonese. La prima frase («Tagliamo gli stipendi a Fazio e Vespa») diventa subito il titolo alto dei siti dei giornali nazionali. Poi conquista la platea raccontando della sua infanzia al mare a Lido Riccio di Ortona («Dove ho vinto il mio primo torneo di tennis») e del suo cognome teramano. Quindi molla un colpo basso al candidato del centrodestra scimmiottandone il dialetto («Gnà sting, stang...») mentre Marcozzi, che gli sta alle spalle, se la ride. «Alzi la mano chi di voi ha votato D'Alfonso?», dice. In tre lo fanno. «Vi siete pentiti?», incalza, azzeccando i tempi come farebbe un attore uscito dalla "Silvio D'Amico". Tutto (o quasi) gli si può concedere, anche se dice pubblicamente «Berlusconi non è più lucido», ma un attimo dopo si corregge. Oppure che quelli del Pd «eredi di Berlinguer, devono andare a fan... perché sono ipocriti. E io li ho votati», aggiunge.TIRA GROSSO. È uno spettacolo gratis di domenica mattina che culmina con una chicca a metà tra sport e politica internazionale: «Per colpire la Francia», afferma, «ci vuole il rigore di Grosso». E il Tosti esplode come se Fabio Grosso avesse rifilato il gol in quell'istante. Infine si congeda tra gli applausi e con una frase dedicata a Marcozzi: «La rivoluzione per l'Abruzzo», dice, «è Sara». Che prende la parola e inanella numeri su numeri.NUMERI E MARCHETTE. «Più 30mila disoccupati, meno 4mila imprese, più 10mila frane, meno 10 ospedali. Sono queste le promesse non mantenute dal centrosinistra». Eppoi affonda la lama: «Milioni di euro buttati in rivoli di marchette fatte dai consiglieri regionali». Ma prima di attaccare il deputato Pd D'Alessandro sul deposito Gpl nel porto di Ortona, riannuncia il piano Marshall per il lavoro, senza accennare alla protesta che attende Di Maio all'uscita. «No al deposito Gpl», afferma Marcozzi. «Siamo conosciuti solo per le sciagure e per D'Alfonso», dice tra gli applausi prima di lanciare un'invettiva da sesto canto dantesco al centrosinistra: «Gente che gode a vederci in difficoltà. Si ripresentano proponendo soluzione ai problemi di cui sono la causa». Ma prima di fare l'appello al voto, per lei e i candidati consiglieri con i quali si fa fotografare sul palco, riacquista il senso dell'aggettivo "gentile" che spicca nel suo slogan. E dice: «Vivo nella regione più bella d'Italia».TAV PESCARA-ROMA. Tocca a Di Maio chiudere il comizio. Lo fa spaziando dal decreto anticorrotti al reddito di cittadinanza, dalle norme anti-spot sul gioco d'azzardo al no secco alla Tav Torino-Lione, un tormentone di questi giorni che ha trasformato l'Abruzzo in una guerra di trincea tra M5S e Lega di Salvini. «Sì alla Tav Roma-Pescara», rilancia Di Maio che dà a Marcozzi l'assist del giorno: «Appena sarà presidente caccerà a calci dalla sanità tutti i raccomandati della politica». Quindi in serata la candidata svela quale sarà il suo primo atto: «Via i manager dalle Asl». Al Tosti intanto è finita. All'uscita ripartono i cori: «Buffoni, buffoni». Ma il popolo dei 5 stelle questa volta risponde: «Bravi, bravi». Curve che si sfidano nella politica da stadio.

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