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Pescara, 25/04/2019
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Data: 05/02/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’Ue: se la Tav non si fa restituiteci 1,2 miliardi. Salvini: governo a rischio. Bruxelles preme su Roma e chiede un “sì” o un “no” entro il 15 febbraio. Il vicepremier avverte M5S: basta con gli insulti o le cose si complicano


ROMA Prima notizia: l'Italia rischia di perdere o di dover restituire 1,2 miliardi di fondi europei se dovesse rinunciare al tunnel ferroviario fra Italia e Francia noto come Tav. Seconda novità: informalmente ieri Bruxelle ha fatto sapere a Roma che attende una risposta definitiva, che sia un si oppure un no, entro la prima metà di febbraio.
Il 14 febbraio 2019, San Valentino, dunque rischia di essere ricordato come il giorno della fine del tormentone Tav oppure come quello di una possibile crisi del governo M5S-Lega, visto che il tunnel è la punta dell'icebeerg di tensioni fortissime.
La cifra di 1,2 miliardi fra restituzioni e perdite si riferisce solo ai fondi europei ai quali bisognerebbe aggiungere le penalità da pagare alla Francia per i lavori già partiti su quel versante e le spese per la chiusura degli scavi già effettuati in territorio italiano. Secondo l'Osservatorio sulla Tav il no all'opera determinerebbe un costo di oltre 2 miliardi.
Agli 1,2 miliardi di fondi Ue a rischio si arriva in questo modo: 500 milioni già stanziati da Bruxelles andrebbero restituiti sull'unghia mentre altri 700 milioni, previsti come contributo per la tratta italiana della Tav nei bilanci dell'Unione fino al 2020, verrebbero cancellati o riconvertiti. Com'è noto l'Ue è la principale finanziatrice del tunnel con il 40% delle quote mentre all'Italia spetterebbe il 35% e alla Francia il 25%. Recentemente Bruxelles si era detta disponibile a salire al 50% dell'intero investimento che per il tratto transfrontaliero, praticamente il tunnel (che sarebbe il più lungo del mondo), viene calcolato in circa 8,5 miliardi complessivi.
LA DICHIARAZIONE
«Non possiamo escludere di dover chiedere all'Italia i contributi già versati », ha detto in chiaro ieri un portavoce della Commissione Ue. «La attuale analisi costi-benefici del governo italiano non è stata richiesta dalla Commissione», ha aggiunto il portavoce, ricordando che già ne era stata presentata una nel 2015 favorevole all'opera.
Del resto la nuova versione dell'analisi è pronta. Sarebbe addirittura già stata tradotta in inglese e francese e, in settimana, sarà recapitata a Bruxelles. «Io sono con la valigia in mano», ha spiegato Fabrizio Ramella, tra i membri della commissione. Il suo contenuto è chiaro. In mattinata il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli un tv ha asfaltato così la Tav: «Chi se ne frega di andare a Lione». Parole sulle quali il Comité Transalpine Lyon-Turin ironizza: «Argomentazioni potenti».
Sul fronte politico anche ieri Salvini ha ribadito che si potrebbe trovare una soluzione «di buon senso» a patto che non piovano «insulti altrimenti le cose si complicano». Parole, quelle del leader della Lega, dirette innanzitutto ad Alessandro Di Battista le cui espressioni pesanti dell'altro ieri (Salvini non rompa i c....) però non sono apparse a nessuno come casuali.
Per questo ieri uno spazientito Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, ha bacchettato sia Lega che M5S: «Non gli interessa lo sviluppo, usano la Tav come merce di scambio sul mercato delle elezioni».

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