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Pescara, 16/02/2019
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Data: 05/02/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'allarme di Boeri sugli effetti di Quota 100: «Il passivo potrebbe crescere di 90 miliardi»

ROMA L'aumento del debito connesso all'introduzione di Quota 100, per tre anni, è di 38 miliardi, ma se la misura dovesse diventare strutturale il passivo potrebbe lievitare oltre 90 miliardi. Tito Boeri avverte il governo che la riforma rischia di pesare come un macigno sui conti pubblici e sulle generazioni future. Nel corso dell'audizione sul decretone reddito-pensioni in commissione Lavoro del Senato il presidente dell'Inps ha spiegato che il debito implicito del sistema pensionistico è destinato ad aumentare per effetto sia del nuovo canale di uscita anticipata che del congelamento degli adeguamenti della speranza di vita per le pensioni anticipate. Quanto alla riduzione dei trattamenti, secondo i calcoli dell'Inps prendendo come esempio un lavoratore con un reddito annuale di 40 mila euro che lasciasse il lavoro quest'anno, due anni e mezzo prima di avere maturato i requisiti, la pensione si ridurrebbe del 13,55% mentre con un anticipo di 4 anni la decurtazione crescerebbe fino al 20,56%.
I FLUSSI
Boeri fa il punto sul flusso delle domande di pensione anticipata. Fino a ieri risultavano 18 mila richieste, circa un terzo da parte di dipendenti pubblici. Molte le domande dalle regioni meridionali: 4 su 10 da Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Questo dato si spiega, osserva Boeri, «anche con il fatto che abbiamo spesso a che fare con persone non occupate più pronte a fare domanda di pensionamento, circostanza che, incidentalmente, dovrebbe far riflettere circa l'idea che il pensionamento liberi posti di lavoro per i giovani». In proiezione futura, l'Inps prevede 650 mila uscite nei prossimi tre anni e l'operazione, a giudizio di Boeri, avvantaggerà soprattutto gli uomini del Nord, con carriere più lunghe e continue. Secondo le stime Inps sulla platea interessata, gli uomini a fine 2019 saranno il 62,6% degli interessati alla misura, le donne il 37,4%. Se si guarda alla distribuzione percentuale a fine 2019, il Nord rappresenta il 42,2%, il Centro il 24,7 e il Sud e le Isole il 33. Guardando in termini più ampi alla riforma, Boeri segnala che «il saldo a mille euro e il riscatto della laurea agevolato comportano un ampliamento del divario fra pensioni erogate e contributive, mentre si invoca a più livelli, a partire dai tagli ai vitalizi e sulle pensioni d'oro, un riallineamento fra pensioni e contributi versati». Boeri critica poi il Reddito di Cittadinanza: «Gli effetti di scoraggiamento al lavoro sono rilevanti, in quanto viene fissato un livello di prestazione molto elevato per un singolo». Secondo i dati Inps, quasi il 45% dei dipendenti privati nel Mezzogiorno ha redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito pari a zero. E circa il 30% dei percettori del reddito di cittadinanza riceverà un trasferimento uguale o superiore a 9.360 euro netti. Il 50% dei beneficiari, ammonisce inoltre Boeri, «sono nuclei senza reddito o comunque senza redditi da lavoro, nuclei tra i quali si celano anche gli evasori e i sommersi totali». Boeri dimezza la platea dei beneficiari: non i 5 milioni citati dal governo ma 2,4 milioni. Con una nota, Pasquale Tridico, consulente del ministero, sottolinea che «la platea dei beneficiari del reddito riguarda una stima di adesioni all'85% per circa 1,3 milioni di famiglie (4 milioni di persone). La stima dei nuclei potenziali è invece di circa 1,7 milioni per 4,9 milioni di cittadini. Le stime Inps, al netto di quelle sulla pensione di cittadinanza, si basano su un database meno affidabile» di quello del ministero del Lavoro.

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