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Pescara, 20/08/2019
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Data: 06/02/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Con il Reddito 400 mila “scoraggiati” a lavorare

ROMA Giuseppe Pisauro, presidente dell'Upb, l'Authority che vigila sui conti pubblici, lo definisce «effetto spiazzamento». La domanda, del resto, è abbastanza banale. Cosa faranno le persone i cui guadagni sono inferiori o uguali al reddito di cittadinanza? E non è una domanda peregrina. Soprattutto al Sud, spiega l'Upb, questa situazione potrebbe essere particolarmente diffusa nel caso di collaborazioni o contratti part time. Dai camerieri, alle commesse, dalle baby sitter ai collaboratori domestici, le imprese, ma anche le famiglie, potrebbero trovarsi da un giorno all'altro a corto di persone disposte a lavorare. O quantomeno disposte a lavorare con un compenso inferiore al reddito di cittadinanza. Se tutti e 400 mila i potenziali percettori del sussidio che attualmente lavorano dovessero decidere di incrociare le braccia e restare a casa, spiega l'Ufficio parlamentare di bilancio, la spesa per il reddito salirebbe di 2 miliardi di euro. Non è che il problema sia sconosciuto al governo. Tanto è vero che nel provvedimento è previsto che chi si licenzia, per 12 mesi non potrà fare domanda per il reddito. Ma se invece di licenziarsi ci si facesse licenziare, la norma sarebbe facilmente aggirata. Lorenzo Fioramonti, sottoseggretario grillino, uno dei teorici del reddito di cittadinanza, ha una lettura alternativa. «Mi aspetterei», sostiene, «una denuncia opposta: in Italia salari da fame costringono ad accettare offerte al ribasso. Il Reddito aiuterà a non essere sfruttati e spingerà al rialzo i salari per renderli competitivi e aumentare produttività». Nel frattempo, per scoraggiare i furbetti ci saranno in campo la Guardia di Finanza e gli ispettorati del lavoro.
I PROBLEMI
Ma i problemi emersi durante il ciclo delle audizioni che precedono l'avvio della discussione in Senato del decretone sono molti. Persino l'Alleanza per la povertà e la Caritas, hanno mostrato dubbi sullo strumento che, dicono, rischierebbe di «aumentare le diseguaglianze», soprattutto a causa del requisito dei 10 anni di residenza che escluderebbe, tra l'altro, i più poveri tra i poveri, i senzatetto. Il presidente uscente dell'Anpal, Maurizio Del Conte, che sta per essere sostituito da Mimmo Parisi, ha fatto osservare come una buona parte di coloro che percepiranno il sussidio, non ha un computer o una connessione internet. In Molise, per esempio, solo il 12% dei beneficiari sarà in grado di collegarsi al web. Sarà difficile, insomma, che possano collegarsi giornalmente alle piattaforme informatiche del ministero per verificare le offerte di occupazione.
I CONSULENTI DEL LAVORO
I consulenti del lavoro, dal canto loro, hanno sottolineato come, al momento, ogni dipendente di un Centro per l'impiego dovrà occuparsi di 500 percettori di reddito. Sempre secondo Del Conte, sono 1,7 milioni le persone che dovranno essere prese in carico per essere accompagnate verso i percorsi lavorativi. L'Upb, dopo Istat e Inps, ha fatto i sui calcoli sui beneficiari: 1,3 milioni di famiglie per 3,6 milioni di persone. In media ogni nucleo riceverà 6 mila euro l'anno, 2.170 euro a familiare. Il punto è che questa sfida mastodontica partirà tra esattamente un mese, il 6 marzo, giorno dal quale potranno essere presentate le domande che l'Inps dovrà verificare in soli 5 giorni.
L'OSSERVAZIONE
Alfredo Mancini della Segreteria Generale Confsal, ha fatto osservare invece, che chi ha ricevuto una indennità di disoccupazione, nel 2019 non potrà ricevere il reddito. Intanto i contatore su Quota 100 va avanti. Alle 13 di ieri sono arrivate 21.839 domande di accesso alla pensione anticipata. Quasi un terzo sono di lavoratori iscritti alla gestione pubblica (6.650) mentre 9.201 arrivano da iscritti al fondo lavoratori dipendenti privati. Secondo l'Upb l a misura comporterà 314 mila pensioni in più nel 2019. Il ministro della Funzione pubblica Giulia Bongiorno, ha sottolineato come ad oggi non ci siano allarmi per le uscite dei dipendenti pubblici e come, anzi, la misura abbia «sanato» una discriminazione nei confronti degli statali. Per Paolo Capone, Segretario Generale dell'Ugl, i numeri lasciano ben sperare che sia raggiunto l'obiettivo finale della riforma: «favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro».

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