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Pescara, 19/05/2019
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Data: 09/03/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Verso lo sciopero del 15 marzo - In piazza i lavoratori delle costruzioni. Dall'Abruzzo in 600 il 15 marzo per chiedere di sbloccare i piccoli e grandi cantieri. I sindacati: 20 miliardi fermi (l'articolo in pdf)

PESCARA Ci sarà anche l'Abruzzo in piazza a Roma il 15 marzo alla grande manifestazione nazionale per lo sciopero generale del settore delle costruzioni indetto da FenealUil, FilcaCisl e FilleaCgil. Dall'Abruzzo sono previste 600 presenze. Una giornata di protesta che coinvolgerà i cantieri, le fabbriche del legno e dell'arredo, le cave, le fornaci, le cementerie, per l'intera giornata. I sindacati di settore chiedono un tavolo a Palazzo Chigi dove affrontare «la più grave crisi dei nostri settori dal dopoguerra ad oggi, per dare una risposta alle oltre 600mila persone che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo».La manifestazione si svolgerà a partire dalle 9.30 in Piazza del Popolo a Roma, dove affluiranno i partecipanti da tutta Italia: i lavoratori abruzzesi partiranno con dieci pullman da tutte le zone di una regione dove proprio il settore delle costruzioni è quello che soffre più di altri. Una difficoltà reale, dicono Giovanni Panza, Lucio Girinelli e Silvio Amicucci rispettivamente segretari regionali di Fenealuil Filcacisl e Filleacgil, che riscontriamo mentre più di 20 miliardi di euro tardano ad essere cantierizzati. POST-SISMA. Eppure, ricostruzioni post sisma 2009 e 2016/17, Masterplan e Fondi Europei, messa in sicurezza dei tracciati autostradali abruzzesi, scuole sicure e periferie delle città da riqualificare, dissesti idrogeologici, progetto borghi, infrastrutture, lavori Anas e strade, manutenzione del territorio e Beni culturali: in Abruzzo vi è tanto di quel lavoro edile da generare, per le sue caratteristiche anticicliche, un altro grande lungo periodo di sviluppo, dicono i sindacalisti, addirittura superiore a quello che si è vissuto per la realizzazione delle autostrade A14, A24 e A25 «che ruppero l'isolamento della Regione e che fu il motore dello sviluppo economico dei nostri territori». UNA RISPOSTA. Sbloccare il settore potrebbe dunque «far uscire definitivamente l'Abruzzo dalla crisi, dando risposta a circa 50 mila inoccupati, dopo anni in cui gli investimenti sono stati drasticamente ridimensionati del 32 per cento su un importo complessivo già esiguo». Alcuni esempi: «La nostra regione tra strade e ferrovie ha già messo in cascina 6 miliardi di euro sui piani pluriennali, già stanziati 299 milioni per il raddoppio della Pescara-Bari, 141 milioni per il collegamento ferroviario Pescara-Roma. Soldi tutti spendibili, già previsti nel bilancio dello Stato ma la macchina è bloccata perché i lavori non partono». Se a tutto questo si aggiunge che la ricostruzione post sisma del 2009 prosegue a rilento e quella 2016/17 è completamente al palo, «ben si comprendono le ragioni di una manifestazione che si preannuncia importante».PIATTAFORMA UNITARIA. In questi mesi, i sindacati hanno anche presentato una piattaforma unitaria per il rilancio del settore, chiedendo invano al governo nazionale di essere ascoltati: «Occorre - spiegano Panza, Girinelli e Amicucci «una cabina di regia presso Palazzo Chigi per riaprire velocemente i cantieri con politiche mirate che intervengano con un Fondo nazionale di Garanzia e sblocchino le grandi opere da Nord a Sud. Serve una politica di piani straordinari per la messa in sicurezza di territori, strade, ponti. Dobbiamo qualificare le stazioni appaltanti sempre meno in grado di progettare e di rendere esecutivi i bandi fatti. Occorre un piano per la qualità delle materie prime al servizio di ristrutturazioni, rigenerazione e antisismico, di nuove politiche abitative». Occorre, aggiungono, «una sistematizzazione degli incentivi per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico e il bonus mobili. Serve una politica di tutela e riconversione dell'occupazione, serve qualificare l'impresa attraverso la Patente a Punti e impedire lo sfruttamento dei lavoratori con il Durc per congruità e contrastare il dumping contrattuale con un sistema che premi qualità e sicurezza». I sindacati spingono anche per accelerare sugli appalti verdi «al fine di premiare chi fa ricerca ed innovazione nei nostri settori». Ma serve anche una «sburocratizzazione mirata di alcuni passaggi del Codice Appalti senza ridurre le tutele, i diritti e le misure a tutela della legalità e senza tornare alla liberalizzazione dei sub appalti o al massimo ribasso. Servono, in definitiva, vere politiche di sviluppo». Sulla questione ieri è intervenuto anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: «C'è bisogno che il governo decida cosa vuole fare. Per noi non c'è solo il problema della Tav, ma di sbloccare gli investimenti, perché tutti i cantieri sono bloccati, non solo le grandi opere, anche le piccole opere e la manutenzione del territorio. Siamo in assenza di un progetto serio».

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