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Pescara, 25/06/2019
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Data: 14/04/2019
Testata giornalistica: Il Centro
La rabbia dei pensionati «Cure e terapie costose». In 150 protestano insieme ai sindacati Spi Cgil, Cisl e Uil contro la sanità pubblica. L'appello alla Regione: abbassare i prezzi delle visite e diminuire i tempi di attesa (l'articolo in pdf)

PESCARA Cure e terapie hanno prezzi stellari, le liste di attesa per fare un esame superano l'anno, l'accesso all'assistenza è lastricato di ostacoli. È una sanità pubblica «solo per chi se la può permettere» quella denunciata ieri mattina da oltre 150 pensionati di Pescara, Penne, Popoli, Cepagatti, Montesilvano, che hanno manifestato pacificamente, immersi in un mare di bandiere rosse e verdi, davanti alla sede del Cup dell'ospedale. Guidati dai rappresentati di diverse sigle sindacali, Paolo Castellucci, Spi Cgil; Michele Di Marco, Uil Pescara; Costantino Rapattoni, Uil Val Pescara; Gaetano Mambella, Cisl Montesilvano; Ezio Guidi, Cisl Pescara, gli ultra65enni hanno sfogato tutta la loro rabbia e lanciato appelli alla nuova amministrazione regionale, nella speranza di trovare nel presidente della Regione Marco Marsilio e l'assessore alla Sanità Nicoletta Verì, i giusti interlocutori per portare avanti le loro battaglie. E sono tante. A partire dai costi eccessivi delle visite mediche che fanno andare fuori dai gangheri Marina Lupinetti di Cepagatti in piazza col figlio disabile Claudio: «Per una risonanza all'addome mi hanno chiesto 600 euro in intramoenia all'ospedale di Pescara, l'ho fatta per meno, in una struttura privata». Antonietta Cutilli di Pianella, insieme ad Annamaria Sbraccia di Cepagatti ed Enzo Sabatini di Pescara, ha «prenotato, attraverso il Cup, una visita oculistica che farò a maggio del 2020. Rischio danni alla vista, ma non mi posso permettere di pagare. Per le mammografie aspetto gli screening oppure le prenoto il giorno dell'esame per l'anno successivo».Sul distretto sanitario di via Piano Ripa a Cepagatti, ha da dire l'assessore comunale Camillo Sborgia: «Un piano e mezzo dello stabile è completamente vuoto, potrebbe ospitare un day hospital per malati di Alzheimer e l'ecografo per le visite alla tiroide è fermo e imballato da mesi perché non c'è personale abilitato all'uso. Nel distretto si potrebbe trasferire anche la fisioterapia di Pianella chiusa dallo scorso anno a causa di pensionamenti. Infine, la chirurgia plastica distrettuale necessita di stanze operative idonee». Sono «4 milioni in Italia le persone che non possono curarsi» rivelano i sindacati indicando le sterminate priorità della sanità pubblica regionale, dall'«abolizione del super ticket di 10 euro alla la riduzione dei tempi delle liste di attesa attraverso il potenziamento di personale («Ci sono infermieri che entrano nei blocchi operatori alle 8 del mattino ed escono alle 8 di sera: lo stress e la stanchezza abbassano i livelli di sicurezza e i pazienti sono a rischio») e il rinnovo delle apparecchiature tecnologiche»Gli ospedali, secondo i sindacati, affiancati dal consigliere regionale Antonio Blasioli, «devono restare aperti». Invece «vengono depotenziati, come accaduto a Penne dove hanno cancellato la Geriatria, e Popoli». Le spoliazioni di reparti negli altri ospedali convoglia l'utenza alla Geriatria dell'ospedale di Pescara «che puntualmente scoppia, così come il pronto soccorso. Le risorse del personale devono essere legate all'incremento delle prestazioni erogate dalle Asl». E ancora: «Ai medici devono essere dati gli incentivi per trasferirsi nei distretti periferici». Dea di secondo livello: «L'ospedale di Pescara», commentano i sindacati «è una struttura sanitaria che, secondo i tavoli romani, ha tutti i parametri per diventarlo, nonostante manchi la Cardiochirurgia. Senza un gettito di nuovi finanziamenti, l'intera regione sarà penalizzata».Sui ritardi del trasferimento del distretto sanitario di Montesilvano da corso Umberto («dove la Asl paga 20mila euro di affitto al mese») a via Di Vittorio, i sindacati chiedono lumi al sindaco Francesco Maragno. Per Cesarina Bavecchi, responsabile del coordinamento donne dello Spi Cgil, urge «rifinanziare la legge regionale sull'invecchiamento attivo che dia la possibilità agli anziani di essere una risorsa con l'accompagnamento dei bimbi a scuola, fare doposcuola e organizzare laboratori teatrali, e non un peso. Inoltre, è necessario tenere aperti i consultori, che invece stanno chiudendo, per aiutare le donne tra visite ginecologiche, nascite fuori controllo e danni provocati dall'infibulazione». (c.co.)

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