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Pescara, 25/06/2019
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Data: 16/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Caso Alitalia e “coperture” stretta finale sul dl crescita. Debito della Capitale e salvataggio della compagnia ultimi nodi rimasti. Palazzo Chigi e Tesoro sono pronti a sbloccare il testo. Oggi vertice tecnico

ROMA Giovanni Tria era pronto a inviare tutto al Colle. Poi, venerdì scorso, il ministero dello Sviluppo guidato da Luigi Di Maio, ha messo sul tavolo, fuori tempo massimo, nuovi capitoli da inserire nel decreto crescita. Così il provvedimento è slittato ancora, dopo che per settimane si è cercato di trovare una quadrasulle coperture agli incentivi e ai tagli fiscali. La Lega, poi, si è messa di traverso sul salva debiti che trasferisce allo Stato le passività del comune di Roma. E resta da sciogliere il nodo della partecipazione dello Stato in Alitalia. Il ministero dell'Economia inoltre, sta provando a limitare le risorse necessarie per lanciare i Pir, i piani individuali di risparmio, e le Sis, le società d'investimento semplice. Palazzo Chigi e Tesoro stanno facendo di tutto per chiudere a stretto giro il provvedimento approvato salvo intese il 5 aprile. Oggi ci sarà una nuova riunione, forse quella decisiva. Al momento il testo non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale, ma da Da Dubai, dove è in missione accompagnando 140 imprese, Luigi Di Maio rassicura: «Sia il decreto sblocca cantieri sia il decreto crescita stanno per arrivare in Gazzetta e ci arriveranno nel migliore dei modi». Ma non nasconde le difficoltà: «Il lavoro che stiamo facendo è limare alcune norme» come quelle per risarcire i risparmiatori. Per poi concludere: «Io non voglio trovarmi a portare in Gazzetta un decreto legge che poi ha bisogno di alcuni accorgimenti».
LA STRETTA
Il premier Giuseppe Conte come Di Maio sperano di accorciare i tempi. Ma il nodo più difficile da risolvere riguarda la copertura degli sgravi fiscali presenti nel decreto: su tutti l'Ires che entro il 2020 calerà fino al 20 per cento e sarà accompagnata da una flat tax al 15 per cento sugli utili accantonati, e la deducibilità sull'Imu sui capannoni che nel biennio passerà dal 40 al 60 per cento. Dalla Ragioneria generale non sarebbe arrivato ancora il via libera neppure ad alcuni incentivi come il superammortamento al 130 per cento sui beni strumentali, il bonus per rilanciare l'edilizia o il credito d'imposta per le spese in ricerca esteso fino al 2023. Da via XX settembre fanno sapere che manca all'appello poco più di mezzo miliardo di euro, scatenando le ire di Di Maio e di Cinquestelle. Intanto la Lega alza la voce contro l'accordo stretto dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il viceministro all'Economia, Laura Castelli, per far uscire la Capitale dalla morsa dei debiti ereditati dalle precedenti giunte. L'intesa prevede che il Mef si prenda carico di circa di 1,3 miliardi di Boc, buoni ordinari comunali, con interessi altissimi, per provare a ricontrattarli con le banche e i fondi che li hanno sottoscritti. Da giorni Matteo Salvini non risparmia critiche all'amministrazione romana. Aggiungendo che l'attuale esecutivo «non pagherà debiti fatti da altri, a differenza dei governi del passato». Parole che non sono piaciute a Di Maio, che sempre da Dubai gli ha risposto a mezzo stampa: «Quando la Lega è in difficoltà e per loro i sondaggi pesano di più, mettono in mezzo Roma. Io non rispondo nel merito, la città ce l'hanno lasciata così e cercheremo di metterla a posto».
LA DISTANZA
C'è distanza tra il Mef e il Mise poi su due provvedimenti che stanno molto a cuore allo stesso vicepremier come i Pir e le Sis. Per quanto riguarda i piani di risparmio individuali, e in linea con quanto già previsto in manovra, Di Maio vuole che questi strumenti investano il 7 per cento del loro capitale in start up o sul listino delle società più innovativo, l'Aim. Parallelamente chiede sgravi fiscali quasi totali per società d'investimento semplice, il nuovo veicolo per lanciare le start up.
Sono finite nel congelatore anche le norme per risarcire i risparmiatori truffati nelle crisi bancarie: si aspetta il sì delle ultime associazioni di azionisti delle ex popolari veneti e si tratta con la Ue per capire se si possono fare modifiche. È, invece, vicino un accordo sullo sblocca cantieri. Dopo aver rinunciato a un commissario unico su tutte le grandi opere, la Lega ha strappato ai Cinquestelle la nomina di un commissario per velocizzare le opere previste nel contratto di programma di Ferrovie e di uno per i cantieri dell'Anas. I due partiti sono ancora lontani dal trovare un accordo sui fondi da inserire per la ricostruzione post terremoto in centro Italia.

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