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Pescara, 26/05/2019
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Data: 08/05/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Oggi il Tar discute i sei ricorsi dei non eletti all'Emiciclo

L'AQUILA C'è grande attesa, nelle stanze della Regione, per la discussione davanti al Tar Abruzzo, fissata per oggi, dei sei ricorsi presentati dai candidati non eletti lo scorso 10 febbraio. In testa, quello della coalizione guidata da Giovanni Legnini, che chiede di rivedere la ripartizione dei seggi che ha premiato il Movimento Cinquestelle. A fronte di circa 70mila voti in meno i pentastellati hanno ottenuto due seggi in più in Consiglio regionale. C'è poi il ricorso contro l'elezione di Mauro Febbo e Roberto Santangelo, presentato da Emilio Iampieri, per Forza Italia, e Gianni Bellisario per Azione Politica; c'è quello presentato contro l'elezione di Marianna Scoccia, candidata nella lista dell'Udc, e ci sono quelli di semplici cittadini elettori. Oggi il Tar affronta la questione ma non è detto che oggi stesso si conosca il verdetto. E comunque, anche se dovesse accogliere qualcuno di questi ricorsi, ci sarà comunque da attendere il verdetto di secondo grado, quello del Consiglio di Stato, che metterà la parola fine al contenzioso. «Rinnovo la mia totale fiducia nella magistratura amministrativa», scrive l'avvocato Quirino D'Orazio, difensore della candidata non eletta Lucia Ottavi, «convinto che chi sarà chiamato a decidere, saprà far coincidere la volontà popolare, pilastro e caposaldo di uno Stato democratico, con una norma equa e concepita da un attento legislatore». Il riferimento è alle dichiarazioni del difensore di Febbo, l'avvocato Massimo Cirulli, che ha definito le tesi sostenute da Iampieri e Bellisario una «interpretazione soggettiva della legge». D'Orazio «plaude alle dichiarazioni dell'avvocato del contro interessato che, nella prima parte della sua memoria, sposa in pieno la nostra linea difensiva, riconoscendo valido il criterio di ponderazione del voto tra le province abruzzesi, al fine di scongiurare favoritismi tra candidati che concorrono in circoscrizioni provinciali aventi un numero di votanti molto diverso. Il difensore del neo assessore regionale, infatti, pur ammettendo la necessità di riequilibrare i voti espressi da province aventi un numero di votanti notevolmente diverso fra loro, scientemente non entra nel dettaglio dell'esatta metodologia di calcolo da effettuare, omettendo di indicare gli specifici dati richiesti da una precisa formula matematica, appositamente concepita dal legislatore per l'assegnazione dei seggi, dimenticando», conclude, «di evidenziare che al posto dei resti, così come voluto dalla norma, sono stati utilizzati i voti assoluti, favorendo di fatto le province più popolose».

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