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Pescara, 26/05/2019
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Data: 12/05/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il caso Gran Sasso - Gran Sasso, chiude il traforo l'Italia centrale divisa a metà

L'AQUILA Mezzanotte del 19 maggio: l'ora x. Quella in cui l'Abruzzo tornerà indietro di 35 anni, quando il massiccio del Gran Sasso rappresentava un ostacolo enorme ai collegamenti tra Adriatico e Tirreno. Sembra una follia, e invece no. Sarà esattamente così se nessuno riuscirà a far recedere Strada dei Parchi, la società che gestisce le autostrade A24 e A25, dalla volontà di chiudere il traforo di dieci chilometri che attraversa la vetta più alta degli Appennini, il terzo per importanza nel Paese, il più lungo costruito interamente sul territorio italiano. La decisione è maturata alla luce dell'inchiesta della Procura di Teramo sul rischio di inquinamento ambientale dell'intero sistema acquifero del Gran Sasso. Un'indagine partita a fine 2016 dopo uno sversamento dal laboratorio di Fisica nucleare dell'Infn, un'eccellenza nazionale della ricerca che ha il suo cuore pulsante proprio nelle viscere della montagna, a contattato strettissimo con l'autostrada e con la captazione delle acque. In quell'occasione i rilievi segnalarono la presenza di toluene nell'acqua, imponendo la chiusura dei rubinetti in mezza regione. E così sotto processo sono finite dieci persone: i vertici di Strada dei Parchi, quelli dell'Infn e quelli di Ruzzo Reti, la società che gestisce l'acqua: prima udienza il prossimo 13 settembre.
La catena logica è la seguente. Se la Procura è pronta a colpire senza indugio e Strada dei Parchi, in quanto affittuaria dell'autostrada, non può eseguire lavori strutturali per la sicurezza idrica, perché assumersi la responsabilità di gestire comunque il tratto incriminato? Così i vertici di Strada dei Parchi, come ha confermato il vice presidente Mauro Fabris, vogliono chiudere il traforo per evitare gravi conseguenze legali. A meno che, questa è la richiesta, il governo non nomini un commissario che esenti la concessionaria da ogni nuova responsabilità.
Se ne parlerà martedì a Roma, alla luce della convocazione fatta pervenire d'urgenza dal Mit a Strada dei Parchi. Con tutte le ipotesi sul tavolo, compresa quella di una revoca unilaterale della convenzione di gestione delle tratte. Che il clima sia tesissimo lo ha confermato ieri anche il sottosegretario abruzzese Gianluca Vacca: «Qualora ci fosse una cieca ostinazione del gestore verso la chiusura, chiederò con forza al Mit di valutare se ci sono i requisiti per la revoca immediata della concessione, e so che il ministero valuterebbe con molta attenzione questa ipotesi».
ALTERNATIVA PERICOLOSA
Problema nel problema: le conseguenze della chiusura del traforo sarebbero devastanti. L'Anas ha fatto sapere che non è ipotizzabile spostare i diecimila veicoli che giornalmente percorrono quel tratto sulla Statale 80, quella che parte da Arischia, vicino L'Aquila, costeggia il lago di Campotosto e scende a Teramo. Un percorso suggestivo, ma non sicuro per quella mole di traffico e molto complesso: un'ora per fare circa 45 chilometri. A questo si aggiunge l'ulteriore chiusura fino al 30 giugno dell'ingresso di Bussi-Popoli dell'A25 per lavori urgenti di manutenzione sui viadotti. Insomma: guai enormi per pendolari, studenti, turisti e per i tanti vacanzieri, moltissimi romani, che hanno casa sulla costa adriatica. Un impatto terribile per l'economia tanto che il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, ha annunciato la presentazione di una diffida ufficiale a Strada dei Parchi.

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