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Pescara, 21/09/2019
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Data: 14/05/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Strada Parchi e Mit: caccia ai fondi niente responsabilità. Bozza di accordo per scongiurare l’interruzione del traffico sulla A24. Il Ministero metterebbe SdP al riparo da nuove azioni legali. Quella falda che “affiora” in due sale dei laboratori. Controlli ko per una sim

L'AQUILA La volontà di evitare la chiusura del traforo del Gran Sasso c'è. E' quanto emerso dal lungo vertice che si è svolto ieri a Roma tra i tecnici del Ministero Infrastrutture e Trasporti e Strada dei Parchi. Un summit originariamente convocato per parlare del Pef, il nuovo piano economico e finanziario che ridefinirà i termini della gestione, che però inevitabilmente ha affrontato anche il tema, scottante, del possibile blocco della galleria. Quello che è certo è che si sono gettate le basi per arrivare a un accordo che sollevi la società dalle responsabilità, evitando di appesantire il quadro già tratteggiato dalla Magistratura. Da un lato si nominerà dunque un commissario (potrebbe anche farlo Palazzo Chigi e non il Mit), ma solo dopo la conversione in legge del decreto Sblocca cantieri. Dall'altro già oggi, nel vertice con enti locali convocato dallo stesso Mit, si tenterà di abbozzare un quadro per il reperimento delle risorse necessarie per intervenire urgentemente con la messa in sicurezza.
MISURE
Nel frattempo, però, potrebbero essere messo a punto un piano di misure per la gestione del traffico, in modo da contenere il rischio inquinamento. Che ci fosse una precisa volontà di arrivare a un accordo lo aveva fatto capire l'ad, Cesare Ramadori, prima di varcare la soglia del vertice: «Stiamo trattando con il Ministero per cercare una soluzione, ma i lavori spettano allo Stato». Lo stesso Ramadori aveva respinto l'ipotesi, in caso di chiusura, dell'interruzione di un pubblico servizio: «Avverrebbe a seguito dell'indagine della procura». La società in serata aveva replicato anche all'Asl dell'Aquila, che lamentava rischi per il trasferimento dei pazienti, dicendo che alcune categorie di veicoli potranno continuare a transitare anche in caso di chiusura: tra queste ambulanze, forze dell'ordine, Protezione civile, mezzi di soccorso.
Nel frattempo l'Abruzzo ribolle. Oggi l'argomento approda al Consiglio regionale straordinario chiesto dal centrosinistra. Che ieri, tramite Pd, Legnini presidente e Abruzzo in comune, ha rilanciato la proposta di individuare nel governatore Marco Marsilio il commissario. Ed è proprio la Regione il terreno di scontro più caldo. Il vice presidente della giunta, Emanuele Imprudente, ha detto di aver «trovato una situazione drammatica»: «In questo mese in cui stiamo aprendo i cassetti abbiamo trovato davvero un disastro. Questo è accaduto solo per colpa di chi ha governato nel passato, lasciandoci in una situazione drammatica». Sempre stamattina i sindaci dell'Aquila, Pierluigi Biondi, e Gianguido D'Alberto, Teramo, terranno una conferenza stampa congiunta per annunciare una strategia comune. Il primo cittadino del capoluogo regionale ha presentato, come annunciato, una diffida: «È inaccettabile assistere ad accadimenti che tengono in ostaggio pendolari, studenti oltre che un intero sistema economico-produttivo e turistico». Infn ha rotto ieri il silenzio con Antonio Zoccoli, della giunta esecutiva, auspicando «una soluzione condivisa». L'intera comunità è in subbuglio per le possibili conseguenze della chiusura. Ha preconizzato «danni incalcolabili» il presidente nazionale di Cna-Fita, Patrizio Ricci. Quello di Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno, Riccardo Podda, ha fatto lo stesso, paventando «un danno enorme per tutte le imprese dell'Abruzzo interno». L'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso ha auspicato, in una conferenza stampa al Senato, una messa in sicurezza «finalmente completa e definitiva».

Quella falda che “affiora” in due sale dei laboratori. Controlli ko per una sim

L’AQUILA La Procura di Teramo ha messo nero su bianco il pericolo di inquinamento delle acque sotterranee del Gran Sasso. Lo ha fatto mettendo sotto processo dieci persone e due aziende, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, al termine di una complessa attività di indagine partita a seguito della contaminazione da toluene accertata dall’Arta nei campioni prelevati il 4 e 5 maggio 2017, come residuo dell’utilizzo di vernici nei lavori sulla segnaletica stradale. Sono accusati i vertici di Infn (Fernando Ferroni, presidente, Stefano Ragazzi, direttore dei laboratori), Raffaele Adinolfi, responsabile del servizio Ambiente), di Strada dei Parchi (Lelio Scopa, presidente del Cda, Cesare Ramadori, amministratore delegato, Igino Lai, direttore di esercizio) e Ruzzo Reti (Antonio Forlini, ex presidente, Domenico Giambuzzi, responsabile area tecnica, Ezio Napolitani e Maurizio Faragalli, responsabili acquedotto). Le ipotesi di reato riguardano l’inquinamento ambientale (articolo 452 quinquies del codice penale) e il getto pericoloso di cose (674), con l’ottica dell’omissione (articolo 40), ovvero del non aver impedito il pericolo. E infatti la richiesta di processo, firmata daipmteramani Davide Rosati, Greta Aloisi e Stefano Giovagnoni, ruota attorno all’assenza di verifiche su un adeguato isolamento tra le strutture e la falda e sulla mancata attuazione di misure per scongiurare il rischio contaminazione. Secondo i risultati dell’indagine la falda acquifera affiora dal pavimento delle sale “A” e “C” dei laboratori. Mancherebbe, inoltre, adeguato isolamento tra le acque di scarico potenzialmente contaminate dalle attività e le opere di raccolta e convogliamento delle acque a uso idropotabile all’interno dei laboratori. Strada dei Parchi non avrebbe verificato l’adeguamento isolamento tra la falda e le condutture di scarico delle gallerie, alla luce dell’esistenza di punti di infiltrazione nelle condotte di deflusso delle acque idropotabili al di sotto della struttura autostradale. Tra le altre cose, Ruzzo non avrebbe vigilato sulla funzionalità dei sistemi di rilevazione delle contaminazioni: una sonda è rimasta fuori uso dal 14 febbraio al 4 ottobre 2017 e il sistema di allarme è stato disattivato per la mancata ricarica di una sim card da luglio ad agosto 2010 (un mese), nel settembre 2015 (7-28) e nel 2016 (28 ottobre-11 novembre). Strada dei Parchi vuole evitare il reiterarsi di questi reati,masi esporrebbe a un altro rischio: l’omissione di pubblico servizio.

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