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Pescara, 26/05/2019
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Data: 14/05/2019
Testata giornalistica: Il Centro
E Legnini propone a Marsilio: fatti nominare commissario. Imprudente attacca: trovata una situazione drammatica. L'intesa supera anche l'ondata di reazioni. In prima fila Biondi, Confcommercio e Federalberghi che chiedevano lo stop del provvedimento

L'AQUILA «Chiediamo che il presidente Marsilio dia la disponibilità ad essere nominato commissario». Lo affermano i gruppi consiliari in Regione "Legnini Presidente", "Partito Democratico" e "Abruzzo in Comune". «Solo in questo modo si potrà garantire sia la funzione di coordinamento quale organo di vertice della Regione che le funzioni commissariali delegate dal Governo centrale. Il presidente della Regione non può essere semplice spettatore delle iniziative necessarie per la soluzione di uno dei problemi più importanti per l'Abruzzo. La concessionaria revochi la sua decisione e il Mit esca dall'immobilismo ed intervenga con urgenza». Per il centrosinistra allargato le soluzioni sono già state individuate nella delibera dell'ex giunta regionale del 25 gennaio scorso, presieduta da Lolli. Cioè interventi di messa in sicurezza, stanziando subito le risorse per 172 milioni e nominando un commissario straordinario. Un ruolo che «solo Marsilio può ricoprire con efficacia». Questa è la proposta che sarà formalizzata oggi, a partire dalle 12, nel Consiglio regionale straordinario chiesto dall'opposizione di centrosinistra.

Imprudente attacca: trovata una situazione drammatica

L'AQUILA«La fotografia di quello che abbiamo trovato in Regione è davvero drammatica: in questo mese in cui stiamo aprendo i cassetti abbiamo trovato davvero un disastro. Oggi si parla della chiusura del traforo, una questione assurda, e questo è accaduto solo per colpa di chi ha governato nel passato, lasciandoci in una situazione drammatica».Così diceva ieri il vice presidente della giunta regionale, Emanuele Imprudente (Lega), sulla vicenda della chiusura del traforo del Gran Sasso, nel tratto della A24, che ieri sera haperò trovato un insperato accordo. «Sdp decide di chiudere e mettere in ginocchio l'intero Abruzzo, noi ci opponiamo, ora stiamo pressando tutti perché facciamo la loro parte per scongiurare questa situazione pazzesca», aveva concluso il leghista lasciando immaginare il clima che ci sarà oggi in aula. Dove i 5 Stelle seguiranno la strada filogovernativa tracciata ieri dal deputato teramano Fabio Berardini: «La responsabilità è tutta in capo a Strada dei Parchi, che ora minaccia la chiusura del Traforo. Inutile fare lo scaricabarile sul ministro Toninelli». Ma anche questo è superato

L'intesa supera anche l'ondata di reazioni. In prima fila Biondi, Confcommercio e Federalberghi che chiedevano lo stop del provvedimento

L'AQUILA Alla fine l'accordo per scongiurare la chiusura del traforo del Gran Sasso è stato trovato, ma anche la giornata di ieri, prima della notizia dal tavolo romano, è stata scandita da prese di posizione. In testa quella del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che proprio in mattinata aveva notificato alla società la diffida a non procedere alla chiusura: «Tale arbitraria ed illecita iniziativa della concessionaria», hanno scritto gli avvocati dell'ente, «costituirebbe un atto di gravissima lesione dei diritti di libera e sicura circolazione dei cittadini dell'intero territorio servito dall'autostrada e dell'economia locale». Secondo Confcommercio Abruzzo, la decisione di interdire il tunnel avrebbe rappresentato «uno scenario surreale, inaccettabile e dalle conseguenze devastanti. La dichiarata chiusura dell'arteria vitale», secondo l'organizzazione dei commercianti, avrebbe configurato «la morte certa di un territorio che da oltre un decennio si sforza di superare un calvario economico e sociale iniziato con il sisma del 2009, che ha distrutto L'Aquila ed il suo comprensorio, e proseguito con altri eventi catastrofici fino al 2017, rendendo vano ogni sforzo di rilancio territoriale da parte di tutte le categorie economiche». Per questo Confcommercio era pronta alla mobilitazione dei suoi iscritti, affinché venisse trovata una soluzione, giunta in tarda serata. «Un danno enorme per tutte le imprese dell'Abruzzo interno. Un provvedimento», aveva invece osservato il presidente di Confindustria L'Aquila-Abruzzo Interno, Riccardo Podda, che avrebbe messo «in ginocchio le aziende aquilane, già gravate dalle difficoltà di una ripresa post-sisma che fatica a decollare. Rendere operativa tale decisione, il 19 maggio», aveva osservato, «significherebbe tagliare a metà l'Abruzzo, con risvolti pesantissimi per il sistema imprenditoriale locale, isolando di fatto un territorio già duramente colpito dal terremoto, che sta lavorando affannosamente per ritrovare un'identità economica e sociale». Infine, la nota molto incisiva di Federalberghi, che attraverso il presidente Giammarco Giovannelli aveva sottolineato la gravità delle ripercussioni «che investirebbero anche il settore del turismo. Ancor più gravi e drammatiche se si pensa che ci troviamo all'avvio della stagione estiva, con il periodo di bassa stagione che vede già coinvolte centinaia di famiglie italiane e numerose presenze provenienti dall'estero».

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