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Pescara, 22/08/2019
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Data: 15/05/2019
Testata giornalistica: Il Centro
Traforo, Toninelli dice no alla chiusura. In campo la Protezione civile. Strada dei parchi soddisfatta. Ma la politica si spacca sul nome di Marsilio. Approvato in consiglio solo il documento del centrodestra che esclude il governatore-commissario

L'AQUILA Un commissario ponte scelto dalla Protezione civile in attesa della conversione in legge della norma Sblocca cantieri che deciderà il vero commissario e soprattutto darà la certezza dei finanziamenti di oltre 170 milioni di euro per mettere in sicurezza l'acqua del Gran Sasso. È questa la chiave di volta per scongiurare definitivamente la chiusura del traforo dell'A14 di cui lo Stato si è ufficialmente fatto carico.
LO STATO C'È. Le basi di questa soluzione sono state poste ieri sera con l'affidamento proprio alla Protezione civile del ruolo di primo attore nella pianificazione dell'emergenza che, di fatto, significa già commissariamento. Mentre il compito dei controlli accurati, continui e soprattutto potenziati, in modo da rassicurare anche la procura di Teramo che ha chiesto il processo per la presunta contaminazione della falda acquifera avvenuta nel 2017, sarà svolto direttamente dal ministero dell'Ambiente.
SOLO LIMITAZIONI. Infine, per quanto riguarda l'impegno della società concessionaria, Strada dei Parchi, di Carlo Toto, questo consisterà nel disporre limitazioni al traffico nel traforo che si riassumono nel rispetto delle distanze, dei limiti di velocità e di stazza dei mezzi pesanti. Ma non ci sarà alcuna chiusura delle gallerie del Gran Sasso.
LA NOTA CHE CONFERMA. La ricetta che salva l'Abruzzo dall'isolamento è stata trovata alla fine del mega vertice andato in scena a Roma, dalle 18 alle 20, che ha spinto il ministro Danilo Toninelli ad assicurare che l'interdizione del traffico non ci sarà. E Strada dei Parchi ad annunciare la revoca della paventata chiusura per la mezzanotte di domenica. Il Mit (ministero delle Infrastrutture dei trasporti) in una nota ha sintetizzato così quanto finora scritto. «Un protocollo rafforzato di monitoraggio ambientale e della risorsa idrica facente capo al Ministero dell'Ambiente, una pianificazione dell'emergenza demandata alla Protezione civile di concerto con la Regione e un piano di limitazione della circolazione sulla tratta autostradale, operato dal concessionario Strada dei Parchi di concerto col concedente, ossia il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: su queste tre direttrici», dice il direttore generale del Mit, Gino Scaccia, «si articolerà nell'immediato l'azione di risposta, in attesa che il Commissario straordinario, previsto da un emendamento governativo allo Sblocca cantieri, possa prendere in mano la situazione, con le dovute risorse e prerogative, per la definitiva messa in sicurezza del sistema idrico».Ed è lo stesso Mit a dire che, con l'adozione «congiunta e coordinata di queste azioni inter-istituzionali», il Traforo «non necessita di essere chiuso» e che la tutela della salute dei cittadini e della salubrità dell'acquifero del Gran Sasso «è comunque garantita, nel breve e nel lungo termine, senza compromettere la circolazione delle persone e delle merci».
CHI C'ERA. L'accordo su questi obiettivi è stato siglato da tutte le parti invitate al vertice romano: i rappresentanti del Dipartimento della Protezione civile, del ministero dell'Ambiente, e dell'Istruzione, del Provveditorato alle Opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, il presidente e il vicepresidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio ed Emanuele Imprudente, nonché esponenti di Ruzzo Reti e Gran Sasso Acqua, le due società degli acquedotti coinvolte nella vicenda, di Ispra, Arera, Iss, Ersi Abruzzo, Infn e dell'Autorità Distretto Appennino Centrale. Con l'interessamento anche di una rappresentanza dei parlamentari del territorio e dei sindaci dell'Aquila e di Teramo, Pierluigi Biondi e Gianguido D'Alberto, che però ieri sera, a fine riunione, si sono dichiarati molto scettici sugli effetti immediati della riunione. E ciò nonostante la dichiarazione ai microfoni di Rai 3 dello stesso ministro Toninelli: «Stiamo lavorando con un tavolo permanente», ha detto il pentastellato, «anche oggi ci sono tutte le istituzioni, gli enti pubblici, ministeri: l'obiettivo è quello di evitare una chiusura che recherebbe danni enormi».
I SINDACI DEL NO. Ma Biondi e D'Alberto non credono al dietrofront di Sdp, il primo dei due annuncia che oggi esternerà le sue perplessità in un incontro previsto in prefettura. Ma a sgomberare il campo da ogni tipo di dubbio arriva, dopo le 22 di ieri, questa dichiarazione, al Centro, di Mauro Fabris, vice presidente di Strada dei Parchi: «Quanto definito nel vertice di oggi al ministero corrisponde all'intesa raggiunta tra noi e il Mit. Siamo sulla strada che abbiamo indicato per poter revocare la decisione che avevamo intrapreso, e che ha consentito che la questione assumesse finalmente il rilevo che merita con le soluzioni nel frattempo arrivate».
I FONDI SVELATI. E il governatore Marsilio? La sua maggioranza non vuole che ricopra il ruolo di commissario dell'emergenza Gran Sasso. E neppure lui lo vuole davvero temendo di diventare un commissario senza fondi. Ma forse il presidente non sa di un accordo, non ancora ufficializzato, che può fargli cambiare idea perché impegna il ministero dell'Ambiente a finanziare 50 milioni di euro, e Miur e Mit metterci il resto. In altre parole i fondi ci sono già.

Ma la politica si spacca sul nome di Marsilio. Approvato in consiglio solo il documento del centrodestra che esclude il governatore-commissario

L'AQUILA Ma la politica si spacca e approva un documento da portare a Roma non condiviso. Da una parte il centrosinistra allargato che chiede la nomina di Marsilio come commissario straordinario. Dall'altra il centrodestra che si approva il proprio ordine del giorno con cui esclude che il commissario sia Marsilio e introduce la possibilità ad una sorta di deroga alle norme ambientali che impongono una distanza di 200 metri tra la falda acquifera, l'autostrada e i laboratori del Gran Sasso. C'è però anche una terza posizione, quella del M5S che ritiene questi argomenti superati dalla decisione già presa da Toninelli sulla nomina del commissario e lo stanziamento dei fondi, oltre 170 milioni di euro. Così il consiglio regionale straordinario finisce in modo opposto rispetto alle vicine Marche, dove un analogo documento che scongiuri la chiusura del traforo è stato approvato all'unanimità e in modo trasversale. Ma andiamo per ordine. Dopo il via al consiglio dato dal presidente, Lorenzo Sospiri, il primo a intervenire è stato Giovanni Legnini che ha invocato un documento «condiviso, forte e unanime», sottolineandone i due temi principali: la certezza delle risorse pari a 172 milioni da attingere dal bilancio dello Stato e la nomina di «un commissario vero per la progettazione e l'esecuzione dei lavori senza deroghe alle norme ambientali». E ha poi sottolineato che i problemi del Gran Sasso «sono stati per troppi anni relegati in un cono d'ombra». Ma subito dopo gli ha fatto da contraltare il vicepresidente, Emanuele Imprudente, promotore delle iniziative della maggioranza, in particolare della delibera di giunta richiamata totalmente nel documento approvato ieri con i soli voti del centrodestra che sollecita il governo «sull'accertamento delle condizioni di emergenza», chiede la nomina del Commissario straordinario, «un adeguato stanziamento di risorse», ogni misura «atta a scongiurare la chiusura della galleria» e infine «una normativa ad hoc a proposito dell'applicabilità della legge che tutela l'ambiente da ogni forma di inquinamento». Premesso questo, il vicepresidente leghista ha teso una mano all'opposizione invitandola a votare un documento unico. Ma al leghista ha replicato Dino Pepe (Pd) che, dopo aver invocato «una soluzione che allontani le sostanze pericolose dall'acqua bevuta da 700.000 abruzzesi», ha invitato Marsilio a proporsi come commissario. Proposta subito bocciata dal capogruppo della Lega, Pietro Quaresimale, che si è scagliato anche contro Strada dei parchi per l'annunciata chiusura del traforo. In una sorta di ping-pong politico è toccato poi a Chicco di Benedetto affermare che il traforo «è stato finora usato come espediente per rivedere l'atto concessorio». Un'accusa rivolta al governo Lega-5 Stelle. E a seguire sono intervenuti il pentastellato Marco Cipolletti, il consigliere di centrosinistra Mariani, molto polemico su quanto fino a quel momento era stato detto e fermamente convinto della necessità di nominare Marsilio, ma a sua volta subito dopo stoppato da Roberto Santangelo che, seguendo la linea tracciata dalla maggioranza, gli ha risposto che il commissario dev'essere nazionale perché «lo Stato deve metterci la faccia». A Emiliano Di Matteo ha fatto poi seguito l'intervento di Sara Marcozzi che ha annunciato il voto di astensione dei 5 Stelle perché, in sintesi, tutti i problemi sono già stati superati, come ha assicurato il sottosegretario Gianluca Vacca, a proposito della certezza della nomina del commissario e dell'emendamento al decreto Sblocca cantieri che permetterà di trovare i fondi. Ha chiuso la tornata, prima del voto, il governatore Marsilio che dopo aver rivelato di aver parlato sia con Conte che con Toninelli, si è elegantemente defilato dalla possibilità di essere nominato commissario. E lo ha fatto dicendo testualmente: «non mi sottraggo a priori ma spetta al governo deciderlo». Ma si è infine rivelato inutile l'appello di Sospiri a votare un documento congiunto. Un appello su cui Legnini ha posto la pregiudiziale di riconoscere la disponibilità del governatore al ruolo di commissario, una disponibilità che non c'è stata e che lo ha spinto a dire: «Maggioranza pigra, ha perso un'occasione». Così si è consumato l'ultimo atto: la spaccatura con il documento del centrodestra approvato con 18 sì e le astensioni di centrosinistra e M5S e il documento del centrosinistra che ha ottenuto solo i 6 voti di quest'ultima con le astensioni di centrodestra e 5 Stelle. Il sipario si è chiuso con l'immagine di due striscioni di protesta esposti da un gruppo di ambientalisti presenti in aula insieme ai sindaci di Pescara, Teramo e L'Aquila e ai presidenti di Provincia pescarese e teramana. Striscioni contro la paventata deroga alla norma che impone quella distanza di 200 metri tra l'acqua, le sostanze utilizzate nei laboratori di fisica nucleare e le condotte di raccolta che appartengono al tracciato dell'A 24.

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