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Pescara, 15/09/2019
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Data: 08/06/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Regione esamina le grandi vertenze svolta positiva soltanto per il Mercatone

PESCARA La congiuntura economica è quella che è, con oscillazioni del Pil vicine allo zero e i preoccupanti segnali lanciati dal mondo produttivo: Ilva di Taranto, Mercatone Uno, tensioni tra Fca e i francesi della Renault, che tengono sulle corde anche la grande industria. Questioni non neutre per l'Abruzzo, dove le vertenze lavoro occupano già h24 le organizzazioni sindacali: dalla Pilkington di San Salvo alla Accord Phoenix dell'Aquila, dalla Cmi della Val Sinello ai tre punti vendita di Mercatone Uno presenti nella regione, con 105 dipendenti che si sono ritrovati dall'oggi al domani senza lavoro e senza ricevere alcun preavviso, come ricorda il consigliere regionale del M5s Sara Marcozzi. La stessa esponente dei pentastellati, dopo avere sottolineato l'impegno del governo sulla vertenza con l'emendamento al Decreto Crescita proposto dal Ministero dello Sviluppo economico per ampliare il Fondo destinato alle vittime di mancati pagamenti anche ai fornitori di Mercatone Uno, chiama in causa la Regione. «Adesso tocca alla giunta Marsilio fare la propria parte e seguire col massimo dell'attenzione questa vicenda, lavorando in costante sinergia con il Mise». intanto una buona notizia è già arrivata: si va verso lo sblocco della cassa integrazione.
GENERALE
Più in generale, in attesa di conoscere i dati Istat del secondo trimetre, è l'economista Pino Mauro a fare il punto sullo stato di salute del territorio, segnalando la sua particolare sensibilità alle crisi: «L'Abruzzo ha sempre risentito dell'andamento dei cicli economici. Se si osservano le serie storiche di questi ultimi anni - spiega il professore della d'Annunzio - si può constatare che la regione tende ad assumere trend espansivi al di sopra della media quando il Paese cresce, mentre subisce in maniera non trascurabile i contraccolpi della congiuntura negativa. Ciò significa - osserva ancora Mauro - che in presenza di una sostanziale stagnazione dell'Italia, con un Pil che per il 2019 dovrebbe oscillare tra lo 0,1 e lo 0,2%, le conseguenze negative per la regione potrebbero essere duplici. Non tanto - precisa l'economista - sotto il profilo delle esportazioni, anche se va ricordato che l'80% del nostro export si dirige verso i paesi europei e, soprattutto, la Germania. Quanto con riferimento alle imprese industriali che operano sul mercato interno». Il clima di incertezza del Paese, sempre secondo l'analisi di Mauro, rischia infatti di influenzare il comportamento delle famiglie e delle stesse aziende, che potrebbero ulteriormente ritardare l'attività di consumo e di investimento.
Anche l' aumento dello spread è ritenuto un freno alla ripresa dei consumi interni, a causa della crescita dei tassi di interessi: «Tra l'altro - segnala Mauro - non si dimentichi che il mercato creditizio abruzzese nel corso del 2018 ha subito un consistente rallentamento, sia relativo ai depositi che ai prestiti, con questi ultimi che hanno addirittura registrato un valore negativo per le imprese in generale e le piccole in particolare». Neanche il contesto internazionale invita all'ottimismo: «All'orizzonte ci sono i dubbi per la Brexit e per altre tentazioni protezionistiche che in un certo senso potrebbero avere ripercussioni non forti ma significative sui mercati della Gran Bretagna e degli Usa, interessando le nostre produzioni del settore agroalimentare». Dunque, cosa fare per mettersi al riparo da questi rischi? «La limitatezza delle risorse interne di cui oggi la nostra regione dispone sollecita l'esigenza di innalzare la soglia progettuale in modo da ridurre le incertezze e conseguire quel salto innovativo che presiede alla crescita economica».

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