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Pescara, 25/02/2021
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Data: 27/04/2019
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il salvataggio di Alitalia - Alitalia, l'autocandidatura di Toto subito bocciata da Delta Airlines. Il Mise ha smentito contatti tra Di Maio e l’imprenditore che a sera ha di fatto ritirato la disponibilità per un’offerta. Altolà del partner americano che minaccia di tirarsi fuori. Il cda Fs potrebbe chiedere una proroga in attesa di Atlantia

MILANO Resta in bilico il salvataggio di Alitalia. A tre giorni dalla scadenza del termine per presentare l'offerta definitiva da parte della cordata organizzata da Fs (30%) con Delta (15%) e Mef (15%) che converte parte del prestito, c'è ancora molta incertezza su chi sottoscriverà il restante 40% della Newco. Ieri sera il Mise ha smentito le indiscrezioni su presunti contatti fra Luigi Di Maio e Riccardo Toto, figlio di Carlo, ex patron di AirOne ceduta ad Alitalia con una coda di contenzioso ancora in piedi e protagonista in negativo del tentativo di salvataggio della compagnia Livingston. Secondo alcune illazioni, Di Maio avrebbe sollecitato Toto jr a scendere in campo visto che avrebbe in cassa circa 250 milioni freschi rivenienti dalla vendita di un parco eolico al largo del Maryland che potrebbe investire nella Newco rilevando circa il 30%. E secondo fonti del ministero, «nell'ottica di un'operazione di mercato se Toto presenterà un'offerta sarà valutata da Fs e dai commissari». Ma l'ipotesi Toto - peraltro smentita in serata dal gruppo stesso - non piace a Delta, il partner industriale scelto da Fs che ha deliberato di investire 100 milioni: «Nessuno ci ha avvisati, ci riserviamo una decisione». Pure Fs sostiene di «non saperne nulla». Va detto che il nuovo scenario suscita forti dubbi anche negli ambienti politici ed economici, oltre ad aver sollevato le proteste dei sindacati. A sua volta, la senatrice Giulia Lupo (M5S) ha invitato ad «andare avanti con Fs, Atlantia, Delta e Mef, una delle compagini più solide che Alitalia possa mai riuscire ad avere». Preoccupazione anche da parte del sottosegretario dei trasporti Edoardo Rixi (Lega): «Non vedo al momento soluzioni, sono molto scettico sulla situazione. C'è necessità di stringere e mi auguro che chi si deve occupare di questo dossier lo faccia con la maggior perizia possibile. Siamo al novantesimo, possiamo ancora fare gol e vincere la partita. Ma qualcuno deve segnare».
STRASCICHI DEL PASSATO
Lo scetticismo sul gruppo abruzzese nasce dal piano Fenice del 2008: Alitalia Cai acquistò per 454 milioni AirOne da Toto senior, che divenne fornitore di aerei tramite una società irlandese poi rivelatasi estero-vestita: gli strascichi sono una causa a Londra e due arbitrati, tutti vinti da Cai per circa 62 milioni relativi a pendenze contabili e fiscali: oggi residua un debito di 20 milioni da saldare entro il 2020 a fronte del quale Cai ha in garanzia asset del gruppo di Chieti, proprietario della concessione dell'A24. Ieri Toto jr ha confidato che stava esaminando il dossier, affidato allo storico studio legale Criscuolo: in serata la nota che annuncia il ritiro dalla partita. Dunque, il salvataggio di Alitalia riparte da Fs, Delta e Mef con il convitato di pietra Atlantia che però attende dal governo segnali su tre fronti: le concessioni autostradali, lo sblocco degli investimenti (5 miliardi) a partire dalla Gronda di Genova, la modifica del modello tariffario da parte dell'Authority dei trasporti. Finora da M5S non sarebbero arrivate aperture apprezzabili. Intanto nella mattinata di lunedì 29 potrebbe riunirsi il cda di Fs per fare il punto della situazione. La politica, distratta dalle beghe tra M5S e Lega e avvelenata dalle inchieste, potrebbe sollecitare Fs a chiedere un quarto rinvio. A loro volta i commissari hanno dichiarato di non gradire rinvii senza fatti concreti. Ma il Mise potrebbe imporlo.

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