Data: 24/04/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Masci: «Pronto al dialogo con D'Alfonso» Terza forza in campo nella sfida per il sindaco: «Premiata la mia idea di città»

PESCARA. Più di 7.500 elettori lo hanno votato sapendo che non sarebbe mai diventato il sindaco della città. Così, il 9,3 per cento di consensi portato a casa da Carlo Masci, leader dell'Udc, assume il tono di una vittoria: una linea di credito sempre aperta con gli elettori. Il valore aggiunto è arrivato da Pescara Futura, la lista civica che lo lanciò in politica 14 anni fa. Un destino che si incrocia con quello del segretario nazionale del suo partito, Pier Ferdinando Casini.
Ecco come Carlo Masci ha risposto alle domande del Centro.
In politica contano i numeri, ma per lei vale più il 48,3 per cento di consensi ottenuto alle comunali del 2003, sorretto da tutta la coalizione del centrodestra, o il quasi 10 per cento conquistato oggi con l'Udc e Pescara Futura?
«Direi che vale molto di più questo, nel senso che oggi ho avuto la conferma che c'è un blocco sociale che fa riferimento alla mia persona, alla mia idea di città, ai miei progetti, pronto a sostenermi al di là del ruolo e dei riferimenti partitici. Questo blocco sociale nel 2003 si è confuso nei numeri, non era identificabile. Il fatto che il dieci per cento di elettori abbia deciso di votarmi sapendo che non avrei fatto il sindaco mi inorgoglisce molto e mi dà una grande responsabilità, un'apertura di credito che incoraggia me e gli amici che mi hanno accompagnato in questa avventura».
Cinque anni fa lei fu costretto a dire di sì a Berlusconi per essere il candidato di tutto il centrodestra. Questa volta ha resistito. Rimpianti?
«L'unico rimpianto viene dal fatto che cinque anni fa non ho avuto la forza di dire che non accettavo caratterizzazioni partitiche. Questa volta sapevo che il mio "no" mi sarebbe costato la possibilità di fare il sindaco, ma ho voluto lanciare un messaggio preciso: la politica non è solo occupazione del potere ma è fatta di passione, idee. Penso comunque che si possa incidere con le proprie scelte anche dall'opposizione».
D'Alfonso chiede il dialogo, cosa risponde?
«Ho l'impressione che D'Alfonso abbia iniziato un nuovo percorso dopo il voto, che abbia cambiato atteggiamento abbandonando quello monarchico e assolutista che aveva impedito sino ad oggi il confronto. Forse anche il risultato elettorale ha influito su questo, visto che la metà della città non lo ha votato. Per quel che mi riguarda sono aperto al confronto. L'impressione è che ci sia da parte sua la volontà di confrontarsi con gli interlocutori che ritiene più credibili, e in questo senso raccolgo la sfida».
Quattordici anni di esperienza a Palazzo di città, qual è il consiglio che si sentirebbe di dare ad un neofita del Palazzo?
«Il consiglio è di non assumere atteggiamenti manichei, tra il bianco e il nero esistono tante sfumature. Io, sia all'opposizione che in maggioranza ho sempre trovato dall'altra parte dei banchi persone con cui dialogare, da Acerbo a Mimola, da Marzetti a Di Nisio, a Di Bartolomeo».
La pattuglia degli avvocati si allunga tra gli eletti. Tra i suoi colleghi ora c'è anche Marco Alessandrini. Se dovesse trovarsi nella condizione di doverlo votare per la presidenza del consiglio comunale, come si comporterebbe?
«Intanto dico che sarà importante la scelta del presidente del Consiglio comunale, perché da lì questo Consiglio potrebbe dare un segnale di politica super partes. Nella precedente consiliatura ho rimproverato a D'Alfonso di avere schiacciato il consiglio comunale. Alessandrini è una persona di grande serietà e correttezza, stimata e stimabile. Ragioneremo anche sul percorso».

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