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ROMA. Punto e a capo. Si riparte, e non può che essere così, dal piano industriale 2008-2010 di Maurizio Prato. Quello in base al quale, per intenderci, Air France voleva acquistare Alitalia. E si riparte da 37 aerei a terra e un po' di sacrifici immediati per i lavoratori. Quattrocento assistenti di volo a tempo determinato non avranno rinnovo di contratto, né prepensionamenti, né cassa integrazione. Altra storia sarebbe stata l'approvazione di un piano di esuberi che poteva consentire l'uscita dall'azienda, pressocché senza traumi, di 450 lavoratori sopra i 52 anni con 25 anni di contributi. Cominciano dunque a palesarsi i sacrifici di cui parlava l'altro giorno Silvio Berlusconi. Sono i primi, non saranno gli ultimi. Visto che il piano industriale di Prato, fatto proprio da Air France, non è stato riscritto e che, secondo gli esperti, non è riscrivibile se si vuole salvare la ex compagnia di bandiera. Ieri, nell'attesa dei chiarimenti fra Italia e Unione europea sul prestito ponte di 300 milioni di euro, i sindacati hanno incontrato il presidente di Alitalia Aristide Police, ancora in attesa di un amministratore delegato che lo affianchi. Esprimendo a lui, e più tardi in una conferenza stampa, tutte le preoccupazioni del caso. Svanisce così la leggenda che fossero gli uomini di Air France a voler fare i tagliatori di teste. Alitalia, si sa da un quinquennio, è in condizioni disperate e chiunque l'amministri non può fare a meno di mettere mano ai costi. Si apre, comunque, un'altra fase di stallo. I sindacati ricevuti in via della Magliana, nove sigle, non sono disponibili ad alcuna trattativa fino a quando l'interlocutore non sarà certo e con pieni poteri. Il che significa un nuovo governo che nomini nuovi vertici della compagnia privatizzata pro forma nel 1997, quando ci fu la liberalizzazione del trasporto aereo, ma di fatto rimasta in salda mano pubblica. E intanto? Intanto si è costretti a procedere con quello che c'è, pochi soldi in cassa e qualche idea di risparmio. Quella dalla quale non si può tornare indietro, a quanto pare, è la messa a terra di 16 Md80, 4 Atr, 14 Embraer e 3 Boeing 767. Succederà quest'anno ma il traffico aereo, garantiscono i sindacati, non ne soffrirà. I rappresentanti dei lavoratori, in una nota diffusa al termine dell'incontro con Police, sostengono che la programmazione dei voli per la stagione 2008, in pratica i mesi delle vacanze, sarà del tutto conservata e che l'Italia non vivrà alcuna paralisi del trasporto aereo. Responsabilità di enorme peso, a fronte dalla quale i sindacati chiedono «decisioni rapide che contengano assetti proprietari certi, proposte industriali di ampio respiro, nuovo patto con e per il Paese e solidità finanziaria». Vuol dire che qualcuno Alitalia se la dovrà comprare. E' un viatico per la cordata italiana, se ne esistesse una? Nell'interpretazione dei sindacati è un viatico a chiunque abbia seri progetti per salvare la compagnia. Vuole credere nella cordata l'Anpac, il più autorevole dei sindacati dei piloti. Come ci crede, senza esitazioni tutto il centrodestra. I nomi? Illazioni e smentite. Francesco Gaetano Caltagirone, chiamato in causa, sostiene di saper fare altro e di non occuparsi di aerei. Giuseppe Mussari, presidente di Montepaschi, fa sapere che nessuno lo ha cercato. La curva della Lazio spera nella discesa in campo patron Claudio Lotito. Perché Alitalia, per Goffredo Bettini, coordinatore del Pd, per Roma e Fiumicino è come la Fiat per Torino. |