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Il viceministro denunciato in 104 procure ROMA. Entro la prossima settimana l'Agenzia delle entrate risponderà al Garante della privacy sulla pubblicazione on line dei redditi degli italiani. I tecnici dell'agenzia sono già al lavoro per mettere al punto il documento con le risposte alle domande avanzate dal garante e nel quale daranno la loro interpretazione della norma che riguarda la diffusione dei dati relativi proprio alla dichiarazione dei rediti. Un passaggio al quale guarda con interesse anche la procura di Roma per decidere se aprire meno un'inchiesta sulla decisione presa nei giorni scorsi dal viceministro uscente dell'Economia Vincenzo Visco. La domanda alla quale si cerca una risposta è se anche i dati fiscali rientrino, oppure no, nei cosiddetti «dati sensibili e inviolabili», come quelli che riguardano le scelte e gli orientamenti politici, religiosi o informazioni relative alla razza. Dati che, per la legge sulla privacy non possono in alcun modo essere diffusi pubblicamente. L'ufficio del garante ha nuovamente smentito di essere stato avvertito in anticipo della decisione di mettere sul Web le dichiarazioni dei redditi. «No, no, no. Non eravamo informati e perciò non abbiamo potuto dare consenso», ha ribadito Mauro Paissan, membro dell'Autority. Del resto, per il garante, il polverone suscitato dalla pubblicazione fatta da alcuni giornali dei redditi di personaggi famosi, confermerebbe l'allarme lanciato fin dal primo giorno: «La diffusione internet, anche per poche ore - ha reso noto ieri sera una nota del Garante - rende infatti ingovernabile la circolazione e l'uso di questi dati, così come la loro stessa protezione». Intanto c'è chi non perde tempo ed è già passato alle vie di fatto denunciando Visco. L'iniziativa è dell'associazione dei consumatori Codacons, che contro il viceministro dell'Economia ha presentato un esposto in 104 procure della Repubblica. Per il Codacons, Visco avrebbe violato la legge sulla privacy che all'articolo 24 «vieta espressamente la diffusione delle denunce dei redditi dei cittadini». Nonostante il tempestivo intervento del Garante, sul Web le liste con i nomi e i dati relativi al 2005 di 40 milioni di contribuenti, singoli cittadini e società, restano comunque ancora accessibili a tutti. Una possibilità che non contribuisce certo a placare le polemiche. Proseguite puntualmente anche ieri. «La gogna fiscale, attraverso internet, perpetrata ai danni dei contribuenti è un fatto intollerabile degno della trapassata Unione sovietica», ha detto il deputato del Pdl Enrico La Loggia, mentre per l'ex comandante della Guardia di finanza e oggi deputato del Pdl Roberto Speciale, rimosso dal suo incarico proprio da Visco, la decisione di inserire nel Web le dichiarazioni dei redditi comporterebbe un aumento dei rischi per i cittadini. «Aumenteranno le delazioni e, il rischio di ricatti, eventuali sequestri di persona», ha detto. D'accordo con l'ex generale anche l'associazione antiracket e antiusura della Confcommercio «Ugo Alfinò» di Catania. «Non è una cosa positiva che possa in qualche modo fare bene alla collettività», ha spiegato l'associazione. «Gli imprenditori seri, che hanno un certo reddito, hanno il timore di farsi notare, e per questo mantengono un tenore di vita normale, ma senza esagerare nell'esibizione della ricchezza». Critiche a Visco arrivano ance dal centrosinistra. Paolo Cento, sottosegretario all'Economia, ieri ha tenuto a sottolineare l'importanza della «trasparenza» e della «lotta all'evasione» ma, ha specificato, «non dobbiamo dare la sensazione di uno stato di polizia». «Le dichiarazioni dei redditi sono un atto pubblico - ha proseguito - ma servono regole da parte delle autorità di garanzia per fare in modo che non si ripetano episodi come questo e sia evitata la diffusione di dati». Intanto sono già pronti i moduli per chi, vedendo la sua dichiarazione dei redditi in rete, intendesse chiedere un risarcimento. A prepararli ci ha pensato il sito Contribuenti.it che spiega come le richieste possano essere comprese tra i 500 e i mille euro a testa. |