Data: 03/05/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
In trentamila per i serpari. Disagi per i diecimila turisti che hanno pensato di raggiungere il paese in treno: solo sette corse

Grandissimo successo a Cocullo per la tradizionale processione nel nome di San Domenico

COCULLO - I primi pellegrini e turisti hanno cominciato ad arrivare già dalle primissime ore della giornata: alle sei e mezza di giovedì le viuzze e i vicoli del centro storico di Cocullo hanno iniziato ad animarsi. Macchinetta fotografica e telecamera a portata di mano, il popolo di San Domenico Abate ha lentamente ma inesorabilmente raggiunto i numeri di un record: oltre trentamila persone, così, complice la giornata festiva e un invitante sole, hanno travolto l'altro ieri il piccolo paese al confine tra Marsica e Valle Peligna. Auto parcheggiate lungo la strada provinciale, nel parcheggio approntato sotto il viadotto autostradale e poi una lunga passeggiata, per chi non ha scelto di utilizzare motociclette e bici, per raggiungere il centro storico di Cocullo, la piazza principale e quella su cui insiste la chiesa di San Domenico Abate. E' da qui che alle 12,30 in punto la statua del Santo dopo la messa celebrata dal Vescovo di Valva e Sulmona, Monsignor Angelo Spina, è stata come da tradizione ricoperta da serpenti per poi sfilare in una lenta processione lungo le strade di Cocullo per oltre due ore. Migliaia di persone al seguito del corteo, aperto come sempre dal dente reliquia del Santo; tra loro anche i circa diecimila sfortunati utenti delle ferrovie che avevano pensato di raggiungere Cocullo in treno, ma che sono stati costretti a viaggiare pigiati uno sull'altro nelle sole sette corse da pochi vagoni che si sono fermate nella locale stazione, servizio che quest'anno, incredibilmente, il Comune è stato costretto a pagare alle Ferrovie: mille e ottocento euro per ottenere un servizio pubblico. Ma data l'affluenza di questa edizione e la giornata riuscita perfettamente, le polemiche, per una volta, sono passate in secondo piano, per lasciare la ribalta a San Domenico e alle centinaia di serpenti che hanno colorato il borgo. Una tradizione unica e straordinaria quella di Cocullo che perde le sue radici negli antichi culti pagani legati alla Dea Angizia e su cui, a partire dalla fine dell'undicesimo secolo, si è innestata la tradizione cattolica e in particolare il culto legato al monaco benedettino. A lui, ancor oggi, tra folclore e sincera fede, sono attribuiti poteri taumaturgici straordinari: antitempestario, antiofitico, contro il mal di denti. Credenze e leggende che continuano a suscitare in tanti studiosi di tradizioni popolari da ogni parte del mondo vivo interesse, tesi contrapposte, discussioni antropologiche. Una tradizione che sovrappone in modo schietto, al limite del comprensibile, simboli del male e del bene e che probabilmente è il frutto delle difese costruite nel corso della storia da un popolo che con i serpenti si è dovuto confrontare nella vita quotidiana. Una tradizione che continua ad affascinare e che, ad esempio, ha spinto Edy e Deborah giovedì scorso a sposarsi e trasferirsi da Trieste a Cocullo, proprio nel giorno dedicato a San Domenico. In un territorio in via di spopolamento, questo è l'ennesimo "miracolo".

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