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A marzo contrazione dell'1,7%. Tonfo nel mercato delle auto: meno 14,8% ROMA. Calano i consumi e aumentano i prezzi. La stima della Confcommercio fotografa la realtà profonda del Paese e la percezione della crisi si conferma con numeri da depressione economica. A marzo la flessione ha toccato quota 1,7%, il livello peggiore dal 2005. L'Indicatore dei consumi Confcommercio certifica «il permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna» anche se il dato riferito al trimestre parla di un calo dello 0,7%. Meno pane e pasta. La contrazione tocca settori diversi dalla vendita di auto e motocili alla spesa alimentare. Gli acquisti nel carrello sono calati dell'1,1% anche se in termini di valore si registra un deciso aumento del 4,1%. La Confagricoltura invece non vede tutto nero e sottolinea come «il calo degli acquisti di prodotti alimentari registrato nel primo trimestre 2008 è inferiore, anche se di poco, alla flessione dei beni acquistati dagli italiani: la congiuntura sembra dia segnali favorevoli». La Confederazione agricoltori (Cia) sforna, al contrario, dati piuttosto negativi riferiti ai consumi di pane e pasta: nei primi tre mesi dell'anno c'è stato un calo, rispettivamente del 3,5% e dell'1,8%, rispetto allo stesso periodo 2007. Non sono invece rimasti fermi i prezzi cresciuti del 18,6% per la pasta e del 13,1% per il pane. La Cia ritiene che questo squilibro possa essere risolto con un accordo di filiera. Anche la Coldiretti mette sotto accusa le trppe intermediazioni. Auto, un crollo. I dati della Confcommercio svelano il vistoso calo di vendite nel settore delle auto e delle moto: la domanda di beni e servizi per la mobilità segna infatti un tonfo del 14,8% che l'organizzazione degli esercenti addebita proprio alla contrazione degli acquisti di auto e moto. Secondo i dati del ministero dei Trasporti a marzo il mercato aveva segnato un - 18,8%, dato confermato ad aprile pur in misura minore (-2,86%). Marzo è stato un mese duro anche per le due ruote con una flessione di vendite del 22,9%, con un risveglio ad aprile che registra un aumento di immatricolazioni. Più telefonini. Gli italiani hanno cominciato a tagliare i beni voluttuari o non di prima necessità. Alcuni però, non tutti. Così, ad esempio, i dati Confcommercio registrano la sforbiciata decisa (-3,8%) ai beni e servizi ricreativi, a partire da cinema e spettacoli, il taglio dello 0,7% nel settore dei beni e servizi per la casa e dell'1,1% in quello degli alimentari, bevande e tabacchi. Tuttavia nel mese di marzo gli italiani hanno ripreso a frequentare alberghi e ristoranti (+1,3%), e non si fanno mancare nuovi beni e servizi per la comunicazione (+9,8%). In crescita le spese (+3,3%) per la cura della persona e (+0,3%) per abbigliamento e calzature. Giù prezzi e tasse. Questi dati fanno dire al presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, che «si tratta di una crisi strutturale che non può essere sottovalutata perché indica chiaramente sia nella misura che nella durata un vero e propro allarme crescita». La ricetta di Sangalli è una soltanto: «riduzione della spesa pubblica di 1 punto di pil all'anno per i prossimi 5 anni, sostegno della domanda interna attraverso l'alleggerimento della pressione fiscale per ridurre di 5 punti l'aliquota Irpef e completamento delle liberalizzazioni». Sul fronte dei consumatori si invoca un calo dei prezzi del 15%. «Questi dati non ci stupiscono - affermano Federconsumatori e Adusbef - ma ciò è dovuto alla vera e propria rapina messa in atto dalle strutture produttive, principalmente dall'intermediazione commerciale che dal 2002, data dello storico cambio lira-euro, ha comportato in media per una famiglia italiana una stangata di 7635 euro, pari a una diminuzione del 25% del suo potere d'acquisto». |