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Rimettete gli orologi. Perchè saranno le settimane, i giorni, i minuti a scandire i tempi della nuova giunta. Tutto fuorchè i mesi, i famosi sessanta, del primo mandato: «Il tempo che abbiamo di fronte», «gli anni che ci aspettano», «il tanto tempo del nostro lavoro» e via perifrasando. D'Alfonso 2 nasce sotto il segno della velocità: lo dichiara alla prima riga del discorso di presentazione della nuova squadra, dieci assessori in attesa dei prossimi due, senza sorprese rispetto al tam tam delle anticipazioni; lo spiega ermeticamente all'ultima, quando incombe l'ora dell'aperitivo e delle foto ricordo: «La città di Pescara ha bisogno di supplementi di responsabilità». Tradotto, vuol dire che il sindaco pensa seriamente alle elezioni regionali del 2010 e rispetto all'altra volta vuole evitare l'effetto trappola costituito dall'assunzione di impegni di mandato e dalla sindrome della sconfitta. I sessanta mesi della fisiologia scompaiono dunque dal calendario e anche l'agenda politica viene rimodulata in funzione della prossima tappa: via le buche, via lo sfalcio delle erbe, le timide prove d'esordio dell'"anatra zoppa" in cerca di consensi facili e trasversali. Ora brillano i temi alti da città-regione. Porto, area di risulta, nuovi palazzi della Regione, ferrovia Roma-Pescara, piano casa per giovani coppie, aziendalizzazione dell'ospedale. La sindrome della sconfitta viene invece esorcizzata con la dichiarazione di guerra ai cognomi, come condizione del successo elettorale: «La sfida del centrosinistra nella città di Pescara - dice Luciano D'Alfonso più da leader del Pd che da sindaco della città - è costruire una classe dirigente di alto profilo e sviluppare una solida cultura di governo. Nel 2003 ci davano condannati a durare 24 ore, siamo ancora qua, con la voglia di restare a lungo al timone». Un cantiere politico al quale le dieci poltrone da assessore vanno decisamente strette. Come dimostra l'annunciato allargamento a dodici, previa modifica dello statuto e con l'annunciata premura etica di mantenere inalterato il budget degli stipendi. Ma come dimostra, soprattutto, l'elencazione fantasiosa di una serie di incarichi extra ordinem, dai "sindaci di strada" ai "facilitatori". Oltre ad assessori e capigruppo, i nomi elencati sono altri dieci, con almeno un paio di palesi amnesie e un intero capitolo bianco. Quello delle collaborazioni professionali che saranno selezionate senza manuale Cencelli, «sulla base del merito e con la consulenza dell'ateneo. Per realizzare quello che ho in mente ho bisogno di molti collaboratori e so di poter attingere sia all'esperienza di tanti veterani sia all'area della passione civile». L'uomo solo al comando dell'altra volta si prepara palesemente a prevenire l'obiezione che «senza Luciano si perde». «La missione del centrosinistra - dice il sindaco - che stavolta governerà con una maggioranza di 25 consiglieri e senza i "frastagliamenti" dello scorso mandato, è affermarsi come classe dirigente vincente, a prescindere dai cognomi». Roma docet, sussurra la platea. Una giunta che, fatalmente, nasce provvisoria. Sarà anche per questo che il clima del battesimo non è propriamente di festa, nonostante lo sfarzo cromatico della quota rosa e gli abbondanti sorrisi del primo cittadino. L'unico sicuro di avere un futuro politico tra ventiquattro mesi. |