Data: 08/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Sindacati: sì alla riforma dei contratti. Guadagnerà di più chi lavora di più. Epifani: una giornata storica

ROMA. Via libera al nuovo sistema di contrattazione. Dopo un vertice e anni di discussione, le tre confederazioni sindacali hanno trovato un accordo sulla riforma dei contratti che dovrebbe essere esaminata dagli esecutivi unitari il 12 maggio e andare poi al vaglio delle assemblee dei lavoratori. Un documento sintetizza le linee guida. Contratto nazionale che regola i contratti settoriali e definizione delle competenze da affidare al secondo livello, tenendo conto delle diverse specificità territoriali «anche al fine di migliorare spazi di manovra salariale e normativa della contrattazione aziendale o territoriale».
Il che vuol dire che guadagneranno di più coloro che sono inseriti e abitano in zone dove la produttività è alta e guadagneranno meno quelli che si trovano in un'economia stagnante.
Tradotto in parole povere, significa che tornerà un sistema di straordinario legato anche alla quantità prodotta oltre che alle ore passate in fabbrica, qualcosa di simile al cottimo (per i quali erano previsti incentivi, così come proporranno le aziende, stande alle parole della Marcegaglia) e per quello che riguarda «i territori» qualcosa di simile alle gabbie salariali, un sistema che in passato ha prodotto un'ampia divaricazione tra operai del nord e lavoratori del Sud.
Il nuovo sistema contrattuale sarà triennale tanto per la parte economica quanto normativa e si utilizzerà «un concetto di inflazione realisticamente prevedibile, supportata da parametri ufficiali di riferimento».
Secondo i sindacati quindi è necessario un adeguamento degli attuali indicatori di inflazione «utilizzando altri indicatori certi quali il deflattore del consumo interno o l'indice armonizzato europeo corretto con il peso dei mutui».
Non inflazione programmata, ma inflazione «realisticamente prevedibile».
I contratti nazionali dovranno avere trattative che cominciano sei mesi prima della loro scadenza e «va considerata l'introduzione di penalizzazioni in caso di mancato rispetto delle scadenze».
Le tre confederazioni sostengono che «occorre rafforzare la normativa in caso di appalti, cessioni di rami d'azienda. Vanno definiti accordi e norme quadro per garantire condizioni normative,salariali e di sicurezza adeguate ed una continuità di relazioni industriali che eviti l'emarginazione dei lavoratori interessati». La contrattazione di secondo livello avrà «misure aggiuntive di detassazione» e saranno i contratti nazionali a stabilire da quale quota di salario bisognerà partire per i negoziati del patto integrativo. Per il settore pubblico varranno le stesse norme del privato. Nel documento si auspica l'estensione dei patti integrativi anche alle aziende di piccole dimensioni.
«E' un passaggio storico per il sindacato», ha commentato con solennità Guglielmo Epifani (Cgil). E il presidente uscente della Confindustria Luca di Montezemolo è sbottato «meglio tardi che mai». Ma il più soddisfatto è stato Raffaele Bonanni (Cisl) che voleva da gran tempo una riforma contrattuale che fosse legata alla produttività e al territorio.
Mentre Luigi Angeletti (Uil) si è limitato a dire che «ora si sono aperte le porte per far aumentare i salari».

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