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Da quando contiamo per arrivare a cento? Il 15 maggio il governo avrà la fiducia delle Camere, ma è già giovedì, abboniamo il week-end e partiamo da lunedì 19. Più cento giorni fa 27 agosto. Non conteggiando però la settimana di Ferragosto, sarebbe impietosamente fiscale, si rimbalza al 3 settembre. Facciamo lunedì 8 settembre, per stare larghi. Qui finiscono i cento giorni del più votato e forte governo Berlusconi. L'otto settembre sarà calato il prezzo del petrolio, del grano, del riso, dell'energia? Ovviamente no e comunque non dipende dal governo, non è nelle sue mani. Sarebbe dunque maligno e fazioso giudicare dei cento giorni con questi parametri. L'otto settembre saranno stati espulsi tutti i clandestini in odor di criminalità, anche quella minima ma non per questo meno predatoria? Ovviamente no, anche se il governo fortemente lo vorrà. Espulsioni esemplari e pure salutari, ma niente di più. Non fosse altro che per insormontabili problemi di logistica: nessuno Stato al mondo è in grado di rintracciare ed espellere cinquemila persone al giorno. Neanche quello delle espulsioni realizzate e non solo declamate, men che mai quello del numero dei reati tra maggio e settembre, sarebbe dopo cento giorni parametro giusto per giudicare. Allora all'otto settembre saranno calate le rate dei mutui? Probabilmente no, ma dipende dalla Bce e non certo da Roma. Allora a quella data saranno costruiti il termovalizzatore in Campania e nel Lazio, avviata la Tav in Piemonte, aperta e «pacificata» la discarica di Chiaiano? Certo che no, come si può pretendere che in tre, quattro mesi si faccia quel che non si è fatto in dieci anni? Non si giudica così un governo. Allora sarà stata abolita l'Ici? Sì, se si sbrigano però. Perchè dovremmo pagarla tutti a giugno e sarebbe una beffa vedersela abolita dopo averla già pagata. Saranno all'otto settembre detassati gli straordinari? Sì, ma poi a vedere gli effetti, non giganteschi, in busta paga si sarà fatto autunno. Quindi i «cento giorni» di Berlusconi saranno per forza di cose una questione più di umori che di sostanza. Si sentiranno l'otto settembre gli italiani psicologicamente rifocillati in economia, avranno la percezione di maggior sicurezza, la sensazione di maggior decisionismo? Nonostante gli stessi stipendi, la stessa inflazione, gli stessi reati e le stesse infrastrutture di prima? L'obiettivo, quello di centrare i sentimenti del paese, è alla portata del governo neonato. Compatto, fedele al leader, agibile alla sua volontà. Senza sorprese, senza punti deboli, senza punte di eccellenza. Calibrato negli incarichi e nelle competenze, una truppa disciplinata e convinta. Poi, passati i primi cento giorni, il governo dovrà, dovrebbe cominciare a cambiare i connotati del paese e non più riconsolarlo. Vorrà, vorrebbe dire pronunciare dei no, rischiare, sottoporre l'Italia alla torsione dolorosa del cambiamento. Nelle imprese, nel commercio, nella scuola, negli uffici, nei tribunali. Per questo secondo, più lungo e sostanzioso obiettivo l'ordinata ma banale compagine governativa non sembra allestita e appare molto meno attrezzata. I «cento giorni» sono felicemente già quasi in cassaforte, facciamo trecento e sarà tutta un'altra contabilità. |