Data: 29/03/2006
Testata giornalistica: Il Sole 24ore Trasporti
Indagine sulla mobilità urbana. Contro il traffico serve più coraggio

Indagine sulla mobilità urbana
Contro il traffico serve più coraggio

L'indagine sulla mobilità urbana in Italia condotta da Isfort ci offre una fotografia tanto nitida quanto allarmante della situazione. La domanda di mobilità nel 2005 riprende a crescere e il trasporto pubblico arretra arrivando a soddisfare solo il 10,6% degli spostamenti. Il peso nei piccoli centri, già ridotto, diventa marginale (5,4% con un calo della domanda di quasi il 40% rispetto al 2004) mentre nelle città più grandi arretra dopo la crescita registrata nei primi anni del 2000, stabilizzandosi sul 28,4% degli spostamenti.
Ma l'indagine ci dice anche che peggiora il giudizio dei cittadini sui servizi e che cala la fiducia nelle misure di riduzione del traffico.
E' un quadro che non può non preoccupare. E invece di città si parla poco e senza la necessaria determinazione nel considerarle un elemento centrale per il rilancio dell'economia del nostro paese, in un contesto dove la competizione a livello europeo e mondiale si gioca sempre più tra sistemi urbani. Dopo che per dieci anni abbiamo assistito alla crescita incontrollata dei motorini, da troppi visti come il miglior contributo alla riduzione dell'inquinamento, oggi l'icona ecologica sembra essere rappresentata dalle auto «euro 4» che uniscono alla comodità e al senso di libertà delle quattro ruote la risposta più semplice ai problemi dell'inquinamento. Dimenticando che così, forse, avremo città meno inquinate, ma sempre più bloccate nella morsa del traffico.
L'attuale modello di trasporto pubblico delle città italiane, tutto basato sulle linee automobilistiche tradizionali non è in grado di assicurare nè la capacità di trasporto necessaria (nelle grandi città) nè i livelli di servizio e di qualità minimi. Rispetto alle metropoli europee ci si muove poco, meno di quanto si vorrebbe, perchè i tempi e i costi degli spostamenti sono eccessivi, perchè muoversi è sempre più un sacrificio. Questo fa male alla qualità della vita, fa male all'economia, fa male allo stesso concetto di città, luogo delle relazioni. Che fare? In questi anni si è molto insistito sul ruolo della concorrenza per rilanciare il trasporto pubblico. L'esigenza resta e la ricetta è quella giusta, ma dovrebbe essere chiaro che gli enormi problemi del nostro squilibrato sistema di mobilità non saranno risolti solo dalla maggiore efficienza delle aziende. Ciò che distingue le nostre, città. da quelle del resto d'Europa è la cronica mancanza di infrastrutture di trasporto di massa (metropolitane, treni urbani e tram), la bassa qualità dei servizi, ma anche l'eccessiva tolleranza per le, continue violazioni del codice della strada che rendono problematico l'esercizio dei servizi di trasporto e troppo comodo l'uso del mezzo privato. Per uscire da questa situazione, come suggerisce lo stesso rapporto Isfort, occorre una svolta netta e decisa. Il trasporto pubblico deve diventare una priorità nella scelta degli investimenti: dotare le nostre città di reti metropolitane e tranviarie adeguate rappresenta forse la «grande opera» più urgente. Negli ultimi otto anni Madrid ha costruito 100 chilometri di metropolitane, più di quanto si sia fatto in tutta Italia negli ultimi trenta.
Ma non basta, nell'immediato occorre maggiore coraggio da parte degli amministratori delle città. La priorità per il trasporto pubblico deve guidare tutte le scelte. Il traffico non si riduce vietando l'uso di vecchie auto o limitando la circolazione un giorno alla settimana nei mesi invernali. Se c'è da scegliere tra auto e Tpl, tra parcheggi e corsie preferenziali, si ascoltino tutti ma si scelga senza ambiguità. Per ottenere questi obiettivi esiste anche uno strumento, previsto da alcuni anni nel nostro ordinamento e mai applicato. E' il Piano Urbano della Mobilità. Un modo per finanziare gli interventi intesi come un complesso di infrastrutture pesanti e leggere, regole e scelte urbanistiche finalizzate a raggiungere obiettivi chiari e misurabili. Le opere previste dovrebbero essere finanziate in base agli obiettivi che si intendono realizzare legando i finanziamenti all'effettiva capacità di raggiungerli.
Le soluzioni esistono: concorrenza, infrastrutture, tecnologie, priorità al trasporto pubblico. Serve determinazione e coraggio da parte dei decisori. Non c'è più tempo da perdere.


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it