Data: 17/06/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ciampi: «Scelgo il no». La Cdl l'attacca «La Carta è valida». FI, Lega e An: è un conservatore, conta come l'ultimo dei senatori

ROMA - «Non ho difficoltà a dire che andrò a votare per il referendum e voterò no, convinto come sono della validità dell'equilibrio e dell'impianto costituzionale di fondo della nostra Costituzione». Secco, essenziale, Carlo Azeglio Ciampi rompe il silenzio di alcuni giorni per pronunciare il suo deciso no alla riforma della Cdl, dando stringatamente anche la motivazione della sua scelta: quella ancora intatta validità ed equilibrio della nostra Carta fondamentale che, d'altra parte, tante volte aveva sottolineato nel corso del suo settennato. All'uscita dal suo studio di senatore a vita a palazzo Giustiniani, l'ex capo dello Stato viene interpellato sulla minaccia di Umberto Bossi che, in caso di vittoria del no, intraprenderebbe «vie non democratiche», e ancora una volta il pensiero di Ciampi si esprime con concisione e chiarezza: «Lascio all'onorevole Bossi la responsabilità delle dichiarazioni che ha fatto e del loro vero significato». Poco più di un "no comment", ma con la sostanza di una netta presa di distanze dalle logiche del leader leghista.
Le agenzie avevano appena battuto le parole dell'ex Presidente, che dal centrodestra un coro di critiche si scatenava contro Ciampi. Concesso all'ex capo dello Stato «il diritto di esprimere la sua opinione», il capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa, affermava che Ciampi «ha dimostrato di essere tornato un esponente del centrosinistra, perdendo quel ruolo di riferimento per tutti gli italiani che aveva prima di fare scelte, come anche la fiducia al governo Prodi, che oggi fanno sì che la sua opinione valga come quella dell 'ultimo parlamentare eletto». Il gesto di Ciampi viene definito «poco elegante» dal leghista Roberto Maroni augurandosi che «la sua posizione non abbia gran seguito nell'elettorato». Mentre Roberto Calderoli accusa l'ex Presidente di «sfruttare la notorietà e la benevolenza nei suoi confronti, nate quando la gente credeva che fosse il presidente di tutti». L'ex ministro leghista delle Riforme ironizza poi sulle dichiarazioni a favore del no fatte da tutti i senatori a vita, ad eccezione di Sergio Pininfarina che ha annunciato il suo voto per il sì. «Dopo Scalfaro e Ciampi, ora anche Rita Levi Montalcini, dice no al referendum», osserva Calderoli aggiungendo: «Insieme fanno quasi tre secoli: ecco il nuovo che avanza». A biasimare la scelta di Ciampi sul referendum è anche il coordinatore di FI, Sandro Bondi, che deduce «non esserci più nel nostro Paese istituzioni e personalità indipendenti e di garanzia».
La sollevazione generalizzata della Cdl contro l'ex presidente della Repubblica irrita numerosi esponenti del centrosinistra. Walter Veltroni, definite «sbagliatissime e di pessimo gusto» queste critiche, osserva che «accusare di conservatorismo un uomo che da capo dello Stato ha avuto un ruolo fondamentale - e da tutti riconosciuto - nello sviluppo di un rapporto vero e profondo tra cittadini e istituzioni dello Stato, è assurdo e ingiusto: irriverente nei suoi confronti e offensivo verso il sentimento di tutto il Paese». Anche Piero Fassino afferma che «il no di Ciampi a questo brutto pasticcio che la destra ci propone non ha nulla di conservatore». Dichiarata la propria solidarietà a Ciampi, la segretaria dell'Udeur di Mastella, afferma che «gli attacchi e le ingiurie contro la sua persona, come quelle nei confronti di Scalfaro e della senatrice Montalcini, sono il segno di una degenerazione politica che, purtroppo, nel centrodestra non conosce più confini».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it