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Il fatto è che in tema di trasporti, Provincia e Comune di Teramo non si parlano più di tanto, altrimenti «non è pensabile che le scelte realizzate nel contesto provinciale- ammettono Scaccialepre e Di Eugenio della Filt Cgil- siano avulse da quanto si sta definendo in Piazza Orsini, e per di più alla luce del fatto che oltre il 70% degli spostamenti hanno origine o terminano nella città capoluogo». Teramo caput mundi, almeno per i trasporti, ma senza un dialogo raziocinante tra gli enti locali. Alla luce degli ultimi indirizzi nazionali e regionali che intendono prevedere un sistema coordinato ed integrato dei trasporti, la Cgil contesta alcuni criteri. Per cominciare, il sindacato sollecita per il trasporto pubblico l'apertura di un secondo capolinea nella parte ovest della città, e segnatamente nel quartiere della Cona, «che tenga conto sia della stessa ubicazione del deposito Arpa e della presenza di autobus che rientrano in sede fuori servizio». Inoltre, dal relativo Piano di bacino in fase di osservazioni si rileva che tutte le corse, tranne quelle scolastiche provenienti dalla Ss80 e che rappresentano l'80% dei servizio, si attesteranno a Piazzale S. Francesco, «obbligando i viaggiatori a proseguire nei loro itinerari utilizzando le linee del servizio urbano». Inoltre, per ciò che concerne la razionalizzazione a favore delle ruote ferrate nella direttrice Teramo-Giulianova, quella attualmente con maggior utenza, dovrà avvenire «in modo graduale, quando saranno pronte le fermate di Piano d'Accio e Colleranesco»; avendo in mente quel prolungamento della ferrovia verso il centro del capoluogo da molti auspicato. Per i collegamenti con la Capitale (tutti su gomma) è previsto nel Piano di Bacino uno snodo intermodale con Lunghezza, da cui sarà possibile attraverso il treno raggiungere la città eterna: «Rileviamo però che la Regione Abruzzo non ha perseguito concretamente quest'obiettivo e che la stessa Provincia, nel suo report, non chiarisce se Lunghezza potrà rappresentare realmente un'alternativa». Poi, col prossimo sistema di biglietto unico, e quindi con la tariffazione a zona, saranno i Comuni costieri ad essere più avvantaggiati a discapito degli altri. Mentre per i servizi a chiamata la Cgil si mostra ulteriormente scettica: «Le località montane vengono servite da poche corse giornaliere, il servizio a chiamata, quindi, non può definirsi sostitutivo, perché questa scelta andrebbe a peggiorare un trasporto già carente ed insufficiente». |