Data: 13/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Sanità troppi ritardi, il governo boccia la Regione. I rilievi dei tecnici che hanno spinto Prodi a firmare l'ultimatum su Irap e Irpef

PESCARA. Dovrà essere la politica a dire l'ultima parola sull'aumento delle tasse per pagare i debiti della sanità abruzzese. Perché a leggere le carte dei tecnici non c'è molto da fare. Alla verifica dei conti il disavanzo da coprire per il 2006-2007 è ancora di 232 milioni 715 mila euro, di conseguenza, sulla base della legge 296 del 2006, le addizionali regionali Irpef e Irap vanno applicate «oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente fino all'integrale copertura del disavanzo registrato». Così scrivono i funzionari ministeriali nella relazione stilata il 26 marzo scorso al termine della riunione di verifica con la regione Abruzzo. «La maggiorazione», precisano i tecnici, «ha carattere generalizzato e non settoriale e non è suscettibile di differenziazioni per settori di attività e per categorie di soggetti passivi». Insomma ce n'è per tutti, senza sconti. L'addizionale Irpef all'1,4 e l'Irap al 5,25 non bastano più. Prodi ha preso tempo fino a dopo le elezioni, poi sgomberando le ultime carte dalla scrivania di Palazzo Chigi non ha potuto fare a meno di firmare l'ultimatum per l'Abruzzo (e per il Lazio di Marrazzo): tasse più alte entro un mese o commissariamento.
Le cose stavano andando male da qualche tempo per l'Abruzzo. Perché delle quattro verifiche finora passate, solo le prime due hanno ottenuto l'ok del ministero. Nella verifica annuale il ministero ha riconosciuto «l'impegno complessivo della Regione nel dare attuazione al Piano di rientro» e soprattutto «l'adozione del Piano sanitario regionale, seppure avvenuta con ritardo». Ma ha criticato «l'introduzione della norma non concordata sulla stabilizzazione del personale precario a tempo determinato del Sistema sanitario regionale» e ha rilevato che a fine 2007 «non risultano perfezionate tutte le misure previste nel Piano di rientro in materia di appropriatezza prescrittiva e di processi di deospedalizzazione». In ritardo, nota il ministero, «anche il processo di rimodulazione dei posti letto ospedalieri per il settore pubblico e privato».
Pesa inoltre sul risultato del 2007, rilevano ancora i tecnici, «l'effetto della impropria rifinalizzazione che la Regione ha operato, nel corso del 2006, di una cospicua parte delle disponibilità finanziarie della sanità, a favore di altri settori della spesa pubblica regionale».
Ieri il Pd è sceso in campo per difendere l'operato «determinato e razionale» della giunta. «Non si riconsegnerà la sanità regionale con oltre un miliardo di debito». Questa la priorità espressa dal coordinamento del Pd, riunito a Pescara, che ora auspica una intensificazione dell'attività di risanamento «senza sottoporre il sistema regionale, nello specifico quello del comparto pubblico, ad un ulteriore stress». Dopo aver sottolineato che il debito «arriva dalla passata gestione della sanità ad opera della precedente amministrazione di centrodestra», il Pd nota come «un segnale positivo» sulla via del risanamento arrivi anche «dal rispetto degli obiettivi che l'ente si è fissato, che stanno generando saldi attivi pari a 36 milioni di euro per il 2008 e 92 per il 2009, che saranno altre risorse disponibili per affrontare la situazione debitoria manifestatasi con l'ultimo provvedimento del governo centrale».

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