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In Municipio clima pesante e preoccupazione. La polizia sequestra negli uffici i biglietti con gli appunti PESCARA. La sospensione è stata firmata martedì sera, prima ancora della notifica dell'ordinanza di custodia cautelare. Con un doppio provvedimento, siglato dal dirigente del Personale Gaetano Silverii e dal sindaco Luciano D'Alfonso, Guido Dezio è stato sollevato dall'incarico. Due atti distinti secondo quanto previsto da una norma contrattuale: il primo, sottoscritto da Silverii, per la sospensione dal servizio, il secondo, firmato da D'Alfonso, per la revoca dell'incarico di dirigente. Ma entrambi temporanei: resteranno in vigore per la durata della misura cautelare, quindi Dezio, una volta tornato in libertà, potrebbe rientrare in possesso del suo ruolo, a meno di scelte diverse dell'amministrazione. Il giorno dopo l'arresto, a metà mattinata, Luciano D'Alfonso è nel suo ufficio in compagnia del fidato Enzo Del Vecchio e di Rocco Persico, consigliere comunale dell'Italia dei valori. Parla, ma solo a taccuini chiusi, cerca di ricostruire i fatti. In attesa di leggere l'ordinanza, di vedere le carte, nessuna dichiarazione, neppure in replica al Popolo della libertà che ha chiesto le sue dimissioni. Di ufficiale le solite frasi di circostanza: fiducia nella magistratura, serena attesa che venga fatta chiarezza. Niente di più. Ma in Comune l'aria è pesante. «Continuiamo a lavorare, che altro possiamo fare?» risponde uno degli uomini dello staff da dietro la scrivania, «ma certo siamo dispiaciuti per Guido, lo conosciamo da tanti anni». Nell'ufficio del dirigente arrestato non c'è più una carta, un dischetto, neppure un appunto: «Hanno preso tutto» raccontano, «persino i post-it con le annotazioni più banali tipo "ricordati la scadenza"». Gli agenti della Polizia postale hanno sequestrato anche la posta arrivata ieri, appena aperta: «È un problema, speriamo che ce la restituiscano, perché se c'erano comunicazioni importanti da parte di cittadini non saremo in grado di rispondere». Solo i documenti indispensabili all'Economato per chiudere alcuni contratti sono stati lasciati in originale. Il moltiplicarsi delle inchieste sta complicando il lavoro quotidiano degli uffici: dall'Urbanistica, così come dagli altri settori sotto inchiesta, sono spariti faldoni su faldoni: «Ogni giorno sequestrano carte, se non ce li ridanno non sappiamo come andare avanti» si lamenta un funzionario. «In questa situazione è difficile lavorare, ma ormai ci siamo abituati...» dice una impiegata. «Ognuno deve fare il suo lavoro: certo però l'arresto ci è sembrato una misura eccessiva» fa un'altra. Nessuno però ha gran voglia di commentare. Neppure il consigliere di Alleanza nazionale Marcello Antonelli: «Ha parlato per tutti Luigi Albore Mascia. Ma certo la gestione del Comune va cambiata: prima dirigenti indagati, ora uno viene arrestato. È l'insieme di episodi che è allarmante».
Gli avvocati precisano. In riferimento all'articolo «Le 5 grane giudiziarie della giunta», pubblicato sul Centro di ieri, si precisa che l'ex assessore Rudy D'Amico, contrariamente a quanto scritto, non è mai stato interdetto dai pubblici uffici in quanto, ricordano gli avvocati Canio Salese e Vincenzo Di Girolamo, «il gip ha rigettato la richiesta di applicazione di ogni misura cautelare, anche solo di tipo interdittivo» nei suoi confronti.
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