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Una dirigente spiega: «I vigili urbani furono spediti ovunque Non solo in quel bar» PESCARA. Vigili urbani e uscieri cortesi davanti alle stanze che contano, ma decisi nell'allontanare gli intrusi. Lo choc causato dall'arresto di Guido Dezio, il dirigente dell'Ufficio Appalti e patrimonio del Comune, ha portato ad un improvviso giro di vite contro la libera circolazione di tutto e di tutti nei corridoi di Palazzo di città. Ieri mattina la porta a vetri che conduce nelle stanze dei più stretti collaboratori del sindaco: Capo di Gabinetto, Comunicazione, Segreteria particolare, è rimasta chiusa ai non addetti ai lavori. Salvo impellenti necessità. Il clima che si sta respirando in Municipio è questo: tensione, smarrimento, fastidio. Diffidenza. Non solo verso l'esterno. Anche se qualcuno fa finta di niente. Come il sindaco di Pianella ed ex parlamentare della Margherita, Giorgio D'Ambrosio. E' appena uscito dalla stanza del sindaco, imbuca l'ascensore. «Onorevole, come va?». «Tutto bene, tutto bene», risponde lui sprizzando ottimismo. Un po' più teso il neo consigliere comunale del Pd Enzo Del Vecchio, che sta per entrare con una carta in mano nella segreteria di D'Alfonso. Poco meno di mille dipendenti, una delle aziende più grandi della città. Settori delicatissimi e meccanismi informatici che consentono ad almeno un centinanio di persone di accedere, pigiando un semplice tasto, a documenti importanti. O compromettenti. «Un corvo tra noi?», dice una dirigente. «Non lo so, non ho elementi per affermarlo. Certo, in passato è successo che qualcuno abbia fatto uscire delle carte. Soprattutto per fini politici...». CLIMA DI TENSIONE. E' tra lo staff dei più stretti collaboratori del sindaco che si percepisce il disagio maggiore. Tutti al loro posto ieri mattina. Nell'ufficio Comunicazione, a due passi dalla stanza di Luciano D'Alfonso, Monica Di Fabio si fa un po' interprete del clima che si respira: «C'è tristezza tra chi conosce bene Guido Dezio e ha lavorato con lui. Il sentimento generale è un po' questo. Eravamo abituati a vederlo spesso, la collaborazione era costante». Ma qualche precisazione sui fatti ricostruiti dalla magistratura arriva. Ad esempio in ordine ai controlli dei vigili urbani che avrebbero interessato con «insistenza» il bar del tribunale, come denunciato dal gestore. «In quel periodo i vigili urbani furono spediti in molti locali della città per eseguire controlli attribuiti alla squadra Annonaria», precisa la dirigente del settore Gestione e controllo del territorio del Comune, Adele Liberi. Neanche lei azzarda sentenze sulla vicenda giudiziaria che ha portato agli arresti domiciliari il collega del settore Appalti e patrimonio. Ma la puntualizzazione serve a spiegare che non ci fu «nessun accanimento» contro il gestore di quel locale. SOSPETTI E VELENI. Il sindaco Luciano D'Alfonso è regolarmente nella sua stanza. L'atto (dovuto) di sospensione di uno dei suoi più fedeli dirigenti, firmato 24 ore prima, deve essergli costato una sofferenza enorme. Sul tavolo della scrivania due atti pubblici del 4 e del 23 ottobre del 2006 che portano la firma di Guido Dezio. Oggetto: "Annullamento della gara per la concessione del servizio bar all'interno del palazzo di giustizia". «Io faccio osservare solo questo», commenta D'Alfonso, «questi atti ci dicono che con l'annullamento di quella gara d'appalto, l'attuale gestore del bar del tribunale fu semmai favorito e non danneggiato. E se Dezio fosse quel "Lucifero" di cui si parla, avrebbe agito in quella circostanza, non oggi». Il sindaco non aggiunge di più, ma si dice certo che l'interrogatorio del suo dirigente «chiarirà ogni cosa». E c'è un'ultima considerazione che fa masticare amaro Luciano D'Alfonso: «In campagna elettorale una persona si avvicinò e mi disse: attento, stanno per giocarti un brutto scherzo, ed è una polpetta avvelenata...». Ora aspetta anche lui la verità. |