Data: 16/05/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Al setaccio tutte le pratiche trattate da Dezio. Indagine bis sulla mediazione per il vescovo. La polizia esamina i computer del dirigente

di MAURIZIO CIRILLO

Prima dell'interrogatorio di garanzia fissato per martedì prossimo durante il quale guido Dezio potrà chiarire la sua posizione, l'attenzione sul caso dell'ex dirigente al patrimonio e appalti del Comune di Pescara arrestato per concussione, si sposta sul lavoro che stanno svolgendo gli investigatori della polizia postale. Le contestazioni che riguardano il più stretto collaboratore del sindaco D'Alfonso sono attualmente circoscritte a due specifici episodi che coprono un arco temporale che va dall'aprile del 2006 al marzo del 2007 e, dunque, poco più di un intero anno e subito dopo il Ciclone di Montesilvano, giusto per avere un riferimento più preciso. La concussione consumata è relativa a due assegni da 5.000 euro l'uno che Dezio avrebbe ricevuto dall'imprenditore Tommaso Di Nardo, titolare della società Aquila che si aggiudicò l'appalto per la sicurezza all'interno di Palazzo di giustizia. Secondo la procura e il sostituto Gennaro Varone titolare dell'inchiesta, quei due assegni sarebbero stati sì restituiti a Di Nardo (risulta infatti che non sono mai stati incassati), ma soltanto per essere cambiati con soldi contanti. L'altra contestazione è la tentata concussione, quella forse più delicata per l'arrestato, relativa alla presunta tangente che il dirigente comunale avrebbe chiesto per concedere la gestione del bar del nuovo tribunale a chi l'aveva provvisoriamente. In quest'ultima faccenda Dezio sarebbe andato un po' oltre, stando almeno alle forti dichiarazioni rese dalla parte offesa al Pm in sede di interrogatorio. Avrebbe anche spedito due vigili urbani a fare una ispezione nel bar della vittima dopo il no ricevuto alla richiesta dei 20 mila euro che in un primo momento sarebbero stati chiesti per "sistemare" le cose con Cecchini (il vincitore della gara di appalto che aveva però rinunciato), ma subito dopo, in maniera più chiara, per farle vincere l'appalto (peraltro la parte offesa pare non avesse neppure i requisiti per partecipare alla gara e non lo aveva mai fatto proprio per questo motivo).
Dunque, si diceva, il lavoro più interessante per l'inchiesta è quello della polizia postale che sta spulciando dentro i computer e le agende elettroniche sequestrate a Dezio. Ma c'è poi anche un altro versante sul quale stanno operando gli investigatori e che finisce per accavallarsi con l'inchiesta madre che sta per concludere il pool su tutta l'attività del settore urbanistico del Comune e dove figurano indagate decine di personaggi eccellenti a cominciare dal sindaco D'Alfonso. La polpost avrebbe sequestrato a Dezio anche le carte relative alla Fondazione "In Veritate e Charitate" di monsignor Cuccarese. Su questi stessi argomenti sta infatti lavorando anche il pool in quanto Dezio è l'uomo che, per conto e ammissione del sindaco, si occupò del caso per far uscire Monsignore dal rischio fallimento dopo due operazioni azzardate: quella della cittadella dello sport di via Pantini e quella della lottizzazione di via Tiburtina. Fu l'intervento di alcuni istituti bancari a scongiurare il fallimento della Fondazione per la quale si spese molto il sindaco d'Alfonso. E questo fu proprio uno degli argomenti che il pool trattò ampiamente durante l'interrogatorio di D'Alfonso. Di cosa va dunque a caccia il Pm Varone? Perchè prendere anche quelle carte? Tutto dovrebbe però essere letto nell'ottica di una inchiesta che vuole accertare se gli episodi che hanno portato Dezio agli arresti domiciliari sono isolati o se davvero l'uomo del sindaco, il suo ex capo della segreteria, l'amico che lo segue sin da quando D'Alfonso era presidente della Provincia, poi consigliere regionale e poi sindaco di Pescara, aveva messo su un vero e proprio "sistema tangenti". Intanto martedì prossimo Dezio potrà dire la sua al giudice.

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