Data: 18/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Cantagalli-Silvino, duellanti per forza. Ritratto dei protagonisti del caso politico del momento

Politica, carattere e stile: troppo diversi per andare d'accordo

TERAMO. Fernando Cantagalli e Lino Silvino, il tecnico e il politico. ll caso esploso giovedì in consiglio comunale, con il primo che si è dimesso da assessore accusando il secondo, suo collega in giunta, di una gestione dei dipendenti «fallimentare, personalistica e clientelare», ha messo sotto i riflettori, oltre al problema politico, due storie e due personalità agli antipodi.
Cantagalli non appartiene ad alcun partito ed è stato chiamato nel 2004 dal sindaco Gianni Chiodi a gestire le finanze del Comune in virtù della sua decennale esperienza da direttore generale, maturata prima in Provincia e successivamente al fianco dell'amministrazione cittadina di centrosinistra.
Silvino è democristiano nell'anima, prima ancora che per la militanza quasi trentennale nel partito dello scudocrociato. E' approdato in giunta a metà consiliatura, lasciando l'incarico di capogruppo dell'Udc e sostituendo Paolo Albi, fedelissimo alleato ora uscito dal partito per aderire al Pdl, con una staffetta che nel calcio potrebbe essere paragonata a quella tra Mazzola e Rivera ai Mondiali del '70. Silvino, insomma, è un politico di vecchio stampo: non è un uomo immagine, rifugge le luci della ribalta ma lavora dietro le quinte e lascia parlare i voti incassati alle elezioni. E' l'uomo in Abruzzo di Pierferdinando Casini, leader nazionale dell'Udc al quale è rimasto legato anche dopo lo strappo con Berlusconi sul partito unico del centrodestra.
Cantagalli è stato spesso al centro di polemiche arroventate proprio perché non gli appartiene lo stile del politico puro. «Sono abituato a dire le cose in faccia» è una delle frasi che ha ripetuto più spesso nella sua esperienza dopo la "metamorfosi" da massimo dirigente ad amministratore comunale. Mentre i suoi colleghi, nei dibattiti in consiglio, usavano il fioretto per duellare con l'opposizione, lui ha impugnato la clava e ha picchiato duro. Le sue legnate non hanno risparmiato neppure la Provincia e altri enti, fino a fargli gridare in aula che avrebbe voluto «ammainare la bandiera della Regione» che sventola sulla facciata del municipio.
Cantagalli è stato il "fustigatore" del centrosinistra, tanto da spingere l'opposizione a chiedere in più occasioni al sindaco il rispetto dei ruoli istituzionali. Gli interventi di Silvino negli ultimi quattro anni in Comune si contano sulle dita di una mano e sono sempre stati improntati alla pacatezza. Cantagalli è uscito di scena, Silvino sta già preparando la lista per le comunali dell'anno prossimo.

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