Data: 20/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
La sinistra in mezzo al guado di Betty Leone (*)

E' passato un mese da quando le elezioni hanno sconfitto il progetto della Sinistra l'Arcobaleno e sancito l'insufficienza del progetto centrista del Partito democratico. Abbiamo quindi la possibilità di ragionare con più lucidità sulle ragioni del successo della destra e sulle prosettive possibili di chi, non rassegnandosi all'esistente, crede necessario trasformare la società orientandola verso obiettivi di giustizia, di solidarietà, di conservazione dei beni comuni, di convivenza pacifica dei popoli. In tutti questi anni i partiti di centrosinistra hanno speso molto tempo e molte energie a ragionare sugli equilibri istituzionali e sulle alleanze utili a dare la stabilità dei governi, senza essere stati capaci di proporre soluzioni convincenti alle contraddizioni aperte dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione dell'economia. La destra ha invece costruito una sua risposta basata sulla difesa dello spazio territoriale ed individuale, alimentando il localismo e la paura del «diverso da te». In questa ottica l'economia torna al protezionismo, come scrive il ministro Tremonti nel suo ultimo libro, e il problema della sicurezza è declinato solo in termini di ordine pubblico e di repressione dei comportamenti devianti. Si tratta di una scelta semplificata e persino pericolosa se pensiamo per esempio all'ondata di violenza che si sta scatenando contro i rom; tuttavia è una risposta ai timori delle persone e alla precarietà sociale.
La sinistra non è stata capace di trasmettere una sua idea di società, una sua proposta di assunzione di responsabilità collettiva rispetto alla sicurezza e alla libertà delle persone. La mancanza di un progetto alternativo ha permesso ai valori della destra di penetrare sempre più profondamente nella società, influenzando anche il senso comune. Per esempio, tutti oggi sono convinti che i salari e le pensioni siano bassi perché si pagano troppe tasse e non perché, come sostengono ormai gli economisti, il nostro modello di produzione e redistribuzione della ricchezza favorisce le rendite piuttosto che il lavoro. Così lo slogan «meno tasse» ha sostituito il concetto di «tasse giuste», che è alla base della fiscalità progressiva (paga di più chi ha di più) presente nella Costituzione. Per questi motivi chi è convinto che ci sia ancora uno spazio politico e culturale per la sinistra non può limitarsi a discutere di alleanze e strategie di opposizione alla destra, che sono necessarie, ma insufficienti a recuperare il terreno perduto. E' necessario uno straordinario sforzo di analisi e iniziativa politica che non si rivolta genericamente ai cittadini ma guardi ai luoghi dove si producono le moderne contraddizioni e dove si trasmettono cultura e saperi. Penso ai luoghi di lavoro vecchi (le fabbriche) e nuovi (i call center, i centri commerciali, eccetera); penso ai quartieri delle grandi città, alle scuole, alle Università. C'è bisogno di costruire una proposta politica che sostituisca ai miti dell'economia liberale - crescita, produttività, competitività - parole benessere, cooperazione, legami sociali. Per cambiare il senso comune dobbiamo rendere credibili e perseguibile l'idea di un altro modello di sviluppo.
Su questi temi è necessario riprendere il dialogo tra le forze progressiste e quelle di sinistra con la prospettiva di costruire una nuova alleanza di centrosinistra che possa candidarsi al governo delle città e del paese. Pensare che si possa rispondere alla sconfitta con il rafforzamento del bipartitismo o con il ritorno alla casa di sempre e ai vecchi simboli è pura illusione. Perciò non dobbiamo abbandonare il progetto di una costituente di sinistra che conduca alla formazione di un nuovo partito popolare, laico, capace di contenere diverse culture di sinistra a partire da quella socialista. Sinistra democratica convocherà assemblee provinciali per discutere con tutti quelli che credono in questo progetto: partiti, associazioni e singoli individui.

* Direttivo nazionale Sinistra democratica

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