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Cinque indagati per truffa ai danni dello Stato e falso, il pm chiede il rinvio a giudizio. Operazioni svantaggiose per la Regione Verso l'archiviazione l'indagine-bis sull'appalto per i capannoni Pozzolini LANCIANO. «Fatti gravi». Così parlò il sostituto procuratore Mirvana Di Serio nell'autunno scorso, quando emise gli avvisi di garanzia per fare luce sui presunti sprechi nell'ex gestione Sangritana. Sei mesi dopo, dallo stesso pm, arriva la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex presidente della società regionale di trasporto Marino Ferretti e per altri quattro indagati. Le accuse, dalla truffa al falso, si riferiscono a operazioni ritenute anomale che portarono a sperperare soldi pubblici (come per l'acquisto di bus usati pagati più dei nuovi). Ma per un'inchiesta che va al capolinea, c'è quella parallela, sull'acquisizione dei capannoni Pozzolini, che si avvicina all'archiviazione: una richiesta in tal senso è stata avanzata dallo stesso magistrato. Gli atti hanno lasciato l'ufficio della Di Serio per passare in quello del Gup Massimo Canosa, che deciderà sull'eventuale processo a carico dei cinque indagati e sull'archiviazione della seconda inchiesta. Le indagini, in entrambi i casi, non hanno subìto scossoni negli ultimi mesi, anche dopo il sequesto di ulteriori fascicoli nella sede Sangritana. Oltre all'ex presidente Ferretti, attuale consigliere comunale di An, sono indagati Antonio Bianco, ex direttore generale della Sangritana, Luigi Di Diego, che all'epoca dei fatti era responsabile dell'Unità rotabile dell'azienda frentana, il perito Danilo Di Florio e l'ex revisore dei conti Massimo Battistella. Ferretti e Bianco sono accusati di truffa ai danni dello Stato e falso. Gli altri tre devono rispondere di falso. A febbraio Di Florio e Battistella, difesi dall'avvocato Camillo La Morgia, presentarono al pm una memoria difensiva di 60 pagine. Respinsero con fermezza le accuse e tirarono in ballo anche l'ex Cda Sangritana. Negò le accuse, già nell'autunno scorso, anche Bianco, assistito dall'avvocato Aldo La Morgia. L'inchiesta ebbe inizio nel settembre 2005. Un accertamento fiscale del Nucleo regionale di polizia tributaria della Finanza di Pescara portò a scoprire un presunto spreco della Sangritana ai danni della Regione. Secondo il verbale della Finanza, tra il 2002 e il 2005 furono portate a termine «operazioni economicamente svantaggiose». Sperperi su sperperi in base a quanto emerge dalle 118 pagine del dossier. Come per «l'eccessiva valutazione fornita ai rami d'azienda della Staf srl del gruppo Mazziotti bus» che la Sangritana acquistò nel 2003. Sempre secondo le accuse, la società con sede in via Dalmazia acquistò venticinque autobus dalla Staf a un prezzo di un milione 961mila euro. Gli stessi bus, anni prima, furono presi dalla Staf a un milione 473mila euro. Quindi erano usati e malandati, secondo Finanza e Procura, eppure avevano un valore maggiore. Senza contare che cinque bus sono ancora parcheggiati nel deposito di Torre della Madonna. Due furono rimossi dal parco macchine per anzianità e per la rottura del telaio. Tre furono rivenduti a mille euro l'uno. E gli altri? In beneficenza. Dall'inchiesta emerge che la Sangritana ha sostenuto «un maggior costo, non giustificato economicamente, di 780.651 euro». Uno spreco, dunque. Che secondo il pm ha dei colpevoli. Fu Ferretti, secondo il magistrato, a fare redigere la perizia. Sul caso Staf è in corso un accertamento anche della Corte dei conti. I magistrati contabili hanno chiamato in causa l'ex assessore regionale ai Trasporti, Mario Amicone (Udc), e hanno stimato un danno erariale che supera abbondantemente il milione e mezzo di euro. Non sarebbero emerse irregolarità, invece, durante l'inchiesta-bis sulla gara d'appalto della Sangritana per l'acquisto del capannone Pozzolini K48. Un presunto scandalo può bastare. |