Data: 23/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
«Abruzzo, servono infrastrutture moderne» Landini: De Rita e il modello Marche? Il nostro territorio ce lo impedisce

PESCARA. «Non è connettendo in modo astratto le categorie mare-monti che si risolvono i problemi dell'Abruzzo o si intraprende un nuovo sviluppo». Il professor Piergiorgio Landini docente di geografia economica, direttore del dipartimento di economia e storia del territorio dell'Università D'Annunzio, sospira e in modo educato chiosa le osservazioni del presidente del Censis, Giuseppe De Rita che in una intervista a il Centro indica la sua ricetta per il rilancio dell'Abruzzo.
De Rita indica nel modello Marche la strada maestra da seguire: «Le Marche, sono avanti perché hanno capito che le aree interne sono destinate a doversi per forza rapportare con la costa, dove c'è un'economia più florida e più viva. La costa, in tutte le regioni adriatiche, è un riferimento fondamentale».
Professor Landini è questo il progetto da seguire?
«Penso che il professor De Rita, che sulla situazione economica delle regioni ha una visione macro, non tenga adeguatamente in conto le differenze morfologiche tra Marche e Abruzzo».
Le indichi lei
«Le Marche sono caratterizzate da una struttura Valliva che noi geografi definiamo a "pettine", ovvero una serie di valli trasversali che penetrano fino alla estremità interna della Regione. E' quindi naturale che le singole valli gravitino sui corrispondenti sbocchi costieri. Nel caso dell'Abruzzo, invece, l'area interna è costituita da grandi bacini inter-montani: l'altipano dell'Aquila, il Fucino e la Valle Peligna; i quali hanno avuto una storia economica assolutamente autonoma e importante nel passato. Quando, invece, la fascia costiera era addirittura disabitata. Di conseguenza i sistemi montani dell'Abruzzo non hanno un relazione diretta con la costa».
Questo sbarramento montano crea le due economie?
«Salvo nei casi in cui sia stata attivata una connessione viaria. Non a un caso il professor De Rita cita la Val Pescara che è la più ampia e profonda, ed è percorsa da una autostrada privata, questo non accade per la Val di Sangro e la Val Tordino. Nella Val Pescara c'è l'unica infrastruttura viaria di livello superiore che ha favorito una connessione di sistemi».
Fatta l'analisi dei limiti, cosa è possibile fare per una nuova sinergia di sviluppo?
«E' fuori di dubbio che la strada da percorrere è l'integrazione regionale. E' necessario attivare un rapporto tra costa e aree interne facendo però attenzione a non ragionare in modo scontato. Noi abbiamo delle sacche di arretratezza o di minore sviluppo non solo in montagna ma anche lungo la costa. Pensiamo al tratto della costa teatina che da San Vito e Casalbordino, arriva fino all'inizio di Vasto. Così come nell'interno ci sono aree di indubbio sviluppo che ruontano intorno alle realtà urbane. Il problema è connettere la rete urbana valorizzando quel modello policentrico che ha permesso all'Abruzzo di agganciarsi al centro nord».
A suo giudizio, professor Landini lo sviluppo è da ricercare non nel rapporto costa-aree interne ma è nella connessione delle aree urbane.
«Non possiamo pensare, come ammette De Rita che i cantoni montani abruzzesi più interni abbiano relazioni dirette con la costa. Queste relazioni tra montagna e costa devono essere mediate con i centri urbani più vicini ai monti».
Ci sono degli esempi?
«Abbiamo dei sintomi che piccole città interne stanno sviluppando strutture imprenditoriali e iniziative produttive. Queste sono il tramite indispensabile affinchè il rapporto di connessione si realizzi. Serve una rete urbana dove ogni città strutturi le funzioni puntando alle sue vocazioni storiche, culturali, geografiche e specializzazioni industriali».
Servono infrastrutture viarie.
«Certo. Fino a quando non completiamo una maglia infrastrutturale avremo una rete urbana non integrata. Per la Val di Sangro abbiamo capisaldi urbani come Lanciano e Casoli che sono centri poco connessi. Se pensiamo alla Fondovalle Sangro con il suo gap infrastrutturale che non permette lo sviluppo di relazioni. Per questo dobbiamo completare le arterie infrastrutturali».

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