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Quattro angoli. Da un lato il governo che vara la detassazione degli straordinari. Dall'altro la Confindustria della neopresidente Emma Marcegaglia che, durante l'assemblea annuale, dedica una standing ovation al provvedimento preso dall'esecutivo. Poi la trattativa che va ad aprirsi prima dell'estate per la riforma del sistema contrattuale (dapprima tra sindacati e imprese, poi tra parti sociali e governo). Riforma che potrebbe anche recepire la detassazione degli straordinari, cui il ministro del Welfare Sacconi ha dato proprio per questo motivo carattere sperimentale (e limitato a sei mesi).
Infine, ed è l'ultimo angolo, i lavoratori beneficiari della misura. Che non saranno molti. Se infatti, come ricostruisce repubblica.it, il pacchetto Ici-straordinari costerà 2,6 miliardi (2,2 dei quali solo per finanziare l'abolizione dell'Ici) per la detassazione del "fuori orario" non resteranno che 400 milioni. Cifra molto lontana dai 4 miliardi previsti inizialmente, e che riduce di molto il margine d'azione del provvedimento. Non a caso la soglia di reddito degli aventi diritto è stata abbassata all'ultimo minuto dai 35 mila euro annui ai 30 mila. Restano esclusi, come si sa, i dipendenti pubblici.
Ma anche molti altri lavoratori. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il giuslavorista e senatore Pd, Pietro Ichino, "una parte dei lavoratori sono penalizzati: le donne, che fanno molto meno lavoro straordinario degli uomini; alcuni settori, per esempio il tessile, che fanno molti meno straordinari di altri; e poi tutti i collaboratori continuativi autonomi, un pezzo importante del nostro tessuto produttivo a cui non pensa mai nessuno".
Insomma, come ha sottolineato in casa Cgil Guglielmo Epifani, il governo ha fatto "una scelta che divide".
Dalla misura naturalmente più di un lavoratore trarrà benefici, ed è giusto sottolinearlo. Ma i vantaggi maggiori, in realtà, vanno alle imprese. Visto che all'azienda il lavoro straordinario costa molto meno di quello normale. E questo spiega l'entusiasmo delle imprese. molte delle quali saranno invogliate a trasferire quote di lavoro ordinario nella fascia degli straordinari, assai più conveniente sul piano fiscale e contributivo. Prendendo a caso di studio il settore del commercio, Aldo Amoretti in un articolo pubblicato da Eguaglianza & Libertà, dimostra che per ogni ora di straordinario l'azienda guadagna il 28%, mentre il lavoratore prende il 41% in meno."La detassazione varata dal governo - scrive Amoretti - viene presentata come un rimedio al problema dei bassi salari, ma i conti parlano chiaro: la retribuzione netta di un'ora straordinaria è esattamente il 60% di quella di un'ora di lavoro ordinario. E anche il costo per l'azienda è minore in proporzione".
Un intervento, quello del governo Berlusconi, dunque molto lontano dall'aiutare chi vive del proprio lavoro. Un intervento, come spiega l'ex ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che 'non risolve il problema del potere d'acquisto di salari e pensioni e non tocca nemmeno il tema della produttività".
Prova a fare qualche conto anche un altro sindacalista, Ruggero Purin, segretario generale della Cgil del Trentino. Secondo il quale "dalla detassazione degli straordinari, se va bene, nelle tasche di una porzione ristretta di lavoratori (...) arriveranno circa 23 euro in più al mese. Difficilmente infatti il lavoro straordinario retribuito supera le 150-160 ore all'anno. Si tratta di circa due sabati di lavoro in più al mese spalmati su 10 mesi".
"Quello varato dal governo - conclude il sindacalista - è un provvedimento davvero limitato rispetto alle richieste di Cgil, Cisl e Uil per un fisco che sia realmente a misura di lavoratori dipendenti e pensionati". |