Data: 24/05/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Contributi politici, sei imprenditori indagati. Prime verità dal computer di Dezio: i soldi in uscita non risultano nei conti delle aziende

Sale a sette il numero degli indagati nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Guido Dezio, l'ex dirigente appalti e patrimonio del Comune di Pescara finito ai domiciliari con le accuse di concussione e tentata concussione in relazione a due appalti: quello sulla sicurezza all'interno di palazzo di giustizia e quello per l'appalto del bar del tribunale.
Oltre a Dezio, sono stati indagati per illecito finanziamento dei partiti sei noti imprenditori che figurano nell'elenco che la polizia postale sequestrò nel database di Dezio, con a fianco di ciascun nome riportata una cifra. Secondo il Pm Gennaro Varone, che coordina l'inchiesta, quelle cifre non troverebbero riscontro nella contabilità degli imprenditori indagati (che sono stati peraltro oggetto di perquisizione nei giorni scorsi): in sostanza non ci sarebbe traccia dell'uscita dalle casse delle varie società e ditte appartenenti agli imprenditori, né tantomeno traccia in entrata nei conti del partito del quale Dezio ha sempre "tenuto la contabilità": e cioè della Margherita e dunque del partito del sindaco Luciano D'Alfonso di cui Dezio è stato capo della segreteria e uomo di fiducia da sempre, da quando D'Alfonso era presidente della Provincia e poi consigliere regionale e infine sindaco del Comune di Pescara.
Al momento si ipotizza che siano soldi in nero, gestiti dall'uomo di fiducia del sindaco. Ma per farne cosa? E a che titolo versati da importanti imprenditori? Una mancanza di trasparenza cui il magistrato annette giustamente molta importanza in quanto potrebbe trattarsi sì di un semplice contributo, ma che comunque va reso pubblico perché se poi quell'imprenditore ottiene appalti o contratti dalla pubblica amministrazione nasce il sospetto che quella dazione abbia avuto una funzione diversa. Ed ecco il perchè del grosso lavoro che stanno svolgendo gli uomini della polizia postale.
Il numero degli indagati, stando così le cose, potrebbe dunque salire ulteriormente considerato che sono in programma altre perquisizioni relative sempre ad imprenditori, piccoli e grossi, che figurano nell'elenco finito nelle mani non soltanto del Pm Varone, ma adesso anche del pool di magistrati della stessa procura (Mennini, Aceto, Di Florio e Bellelli) che sta per concludere la mega inchiesta sul settore dell'urbanistica che coinvolge lo stesso Dezio oltre al sindaco D'Alfonso e a tanti imprenditori, che inevitabilmente si intreccia ormai con quella di Varone tanto che al capo della mobile, Nicola Zupo, è stato affidato il coordinamento delle indagini considerato il lavoro già svolto con il pool (alcuni degli imprenditori indagati dal pool risultano coinvolti anche nell'incheista su Dezio).
Una inchiesta dunque complessa che nasce come abbiamo già detto da un'indagine su circa 500 certificati anagrafici rilasciati senza i diritti di segreteria dal Comune di Pescara. Quello che molti non sanno, forse, è come la polizia postale è arrivata a scoprire quei certificati. Lo ha fatto in quanto stava indagando su un pedofilo: un dipendente del Comune di Pescara. Facendo le indagini la polpost si sarebbe imbattuta in quei certificati senza diritti e avrebbe interrogato un altro dipendente, non il pedofilo, che disse che era stato Guido Dezio a dare quella disposizione.

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