Data: 24/05/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ciclone giudiziario sul partito dell'acqua. Bussi, fu un disastro ambientale: verso il processo in 33 per i pozzi avvelenati

PESCARA - «Un disastro ambientale di immani proporzioni che riguarda l'intero suolo e sottosuolo delle aree interne ed esterne al polo chimico-industriale di Bussi, interessate da una sistematica attività di illecito interramento e smaltimento di rifiuti prodotti dai cicli produttivi dello stabilimento ivi presente, per quantità pari a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti, con grave compromissione della salubrità dell'ambiente così pesantemente, diffusamente e irreversibilmente inquinato dalla presenza di composti organici clorurati, mercurio e piombo»; «...concorrevano ad avvelenare acque destinate all'alimentazione umana prima che fossero attinte o comunque distribuite per il consumo»; «così facendo somministravano per il consumo acque da altri avvelenate in quanto contaminate da sostanze altamente tossiche e nocive per la salute dell'uomo e classificate come note per gli effetti cancerogeni sull'uomo».
Sono alcuni dei passaggi più forti, e per certi versi sconvolgenti, dell'avviso di conclusione delle indagini firmate dal sostituto procuratore pescarese Aldo Aceto e che hanno fatto finire sotto inchiesta 33 personaggi, anche di primo piano della politica regionale e locale, indagati per reati che vanno dal disastro doloso all'avvelenamento delle acque, dalla truffa al commercio di sostanza adulterate e contraffatte, dalla turbativa d'asta al delitto colposo contro la salute pubblica. Tutto in relazione alla più grande discarica abusiva di sostanze tossiche e novice scoperta in Europa grazie al lavoro del Corpo forestale dello Stato e del comandante Guido Conti: si parla di 165mila metri cubi a circa 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara «destinata allo smaltimento illegale e sistematico di ogni genere di rifiuti, specialmente le così dette peci clorurate, rifiuti che, fino al 1963 venivano scaricati direttamente, allo stato liquido, nel fiume Pescara». Un disastro ambientale cui avrebbero partecipato un po' tutti: dagli amministratori di Montedison a quelli della Ausimont, ma soprattutto che ha avuto una gravissima complicità, stando al capo di imputazione, da parte degli amministratori di Ato e Aca. E parliamo dell'ex deputato e sindaco di Pianella Giorgio D'Ambrosio, del consigliere regionale e probabile futuro assessore Donato Di Matteo, dell'attuale presidente dell'Aca Bruno Catena, dell'ex sindaco di Francavilla Roberto Angelucci, dei dirigenti dell'Aca Bartolomeo Di Giovanni e Lorenzo Livello e del responsabile Sian della Asl di Pescara Roberto Rongione. Sono accusati di commercio di sostanze adulterate e contraffatte in relazione al reato di avvelenamento delle acque. «Concorrevano a somministrare per il consumo, immettendole nella rete acquedottistica -scrive il Pm- le acque destinate all'alimentazione umana emunte dai pozzi di Colle Sant'Angelo e contaminate da sostanze altamente tossiche per la salute umana». I vertici di Ato e Aca avrebbero omesso di accertare, sin dal primo manifestarsi, le cause della presenza nei pozzi di sostenze pericolose per la salute e l'adozione di ogni provvedimento idoneo per ripristinare la qualità delle acque. «Mediante la pervicace, sistematica, persistente e consapevole lettura "riduttiva" del fenomeno, pur dopo la scoperta della mega discarica, l'utilizzo di dati non veridici, manipolati e ottenuti con procedure vietate dalla legge» avrebbero cercato soluzioni non idonee a risolvere il problema e soprattutto costose. D'Ambrosio avrebbe addirittura utilizzato un verbale (del 7 novembre 2005) non firmato e con contenuti diversi rispetto alle decisioni prese in Prefettura, per sollecitare la Regione a finanziare con 2 milioni e 400mila euro l'intervento di potenziamento del campo pozzi Bussi. Insomma una serie di iniziative che, secondo la Procura, avrebbero portato soltanto a somministrare per il consumo acque avvelenate da altri, tossiche e nocive per la salute umana e classificate come note per gli effetti cancerogeni. D'Ambrosio, Angelucci, Franco Feliciani e Sergio Franci (direttore dei lavori) sono accusati di turbativa d'asta per aver impedito la gara per l'aggiudicazione dei lavori di fornitura e posa in opera di un terzo gruppo filtrante a Campo Pozzi del Comune di Castiglione a Casauria, avvantaggiando così la "Cascini Group snc" di Pianella. Indagati anche il dirigente del servizio ecologico della Provincia di Pescara, Gianfranco Piselli, e due tecnici dello stesso servizio, Francesco Carota e Pasquale De Fabritiis per delitto colposo contro la salute pubblica perchè, sin dal 1991, avevano accertato che nella discarica venivano smaltiti rifiuti diversi da quelli autorizzati e nonostante tutto avevano rilasciato il certificato di regolare conduzione.

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