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Nel mirino i dirigenti coinvolti nella gestione di Aca e Ato PESCARA. Partito democratico paralizzato dalle inchieste. Il fedelissimo dirigente del sindaco Luciano D'Alfonso, Guido Dezio, agli arresti domiciliari da due settimane per presunta concussione. Tre ex notabili di Margherita e Ds, del calibro di Giorgio D'Ambrosio, Donato Di Matteo e Bruno Catena, indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla mega discarica di Bussi in qualità di amministratori di Aca e Ato. In attesa delle verità giudiziarie e processuali, resta un problema politico grande quanto il partito gestito dal suo segretario regionale Luciano D'Alfonso. Un partito che a Pescara continua a vincere, nonostante il vento della politica nazionale abbia cambiato direzione. Vince trascinato dal suo leader Luciano D'Alfonso, per indebolirsi subito dopo sotto i colpi della magistratura. E ai voglia a ricordare che nel penale la responsabilità è «soggettiva». Il rischio di una forte erosione del Pd abruzzese in termini di immagine, e quindi di consensi, è ormai evidente. Ne sa qualcosa il centrosinistra di Montesilvano. Per non parlare delle ricadute concrete che già si avvertono in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Fra un anno si voterà per la Provincia. Giorgio D'Ambrosio, ex parlamentare dell'Unione e attuale sindaco di Pianella, era ritenuto fino a ieri il più probabile candidato del Pd alla presidenza dell'ente guidato da Pino De Dominicis. Gli altri nomi che circolano: dal segretario provinciale del partito Antonio Castricone, al sindaco di Torre de' Passeri Antonello Linari, al coordinatore regionale del Pd Massimo Luciani, erano in qualche modo ritenuti complementari a questa candidatura. Anche se il metodo resta quello delle primarie. Ora sembra rimescolarsi tutto (come i veleni nell'acqua), mentre dall'altra parte gli avversari si organizzano. Occupare Palazzo dei Marmi per il centrodestra è un'impresa ritenuta un azzardo fino a tre mesi fa. Ma qualcuno comincia a crederci. E a sperare. Come il mite Geremia Mancini, segretario regionale dell'Ugl ed esponente storico della Destra sociale di Alleanza Nazionale. A sorpresa, Mancini ha rinunciato alle ultime amministrative alla candidatura in consiglio comunale, i banchi che ha occupato per 14 anni dividendoli con gli scranni della Provincia. Qualche indiscrezione lo dà già come il probabile candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia nel 2009. Lui non conferma e non smentisce. Intanto sgobba sodo per continuare a radicare la presenza del suo sindacato sul territorio, che negli ultimi anni miete successi (e iscritti) nelle fabbriche, nelle piccole aziende, negli enti pubblici. Uno di quei mediani alla Gattuso dal quale ti aspetti la traversata del campo tutta d'un fiato, ma mai il gol che fa esplodere lo stadio. Poi, qualche volta, succede anche quello. Il Pd sceglierà il suo candidato attraverso le primarie, ma già mettere insieme la rosa dei nomi sarà un'impresa. E poi occorrerà pensare alle alleanze, se non si vogliono correre i rischi già affrontati da D'Alfonso alle ultime comunali: vittoria al primo turno per una manciata di voti, anche se l'avversario più diretto è rimasto staccato dietro di venti punti. La forza del Pd resta ancora il patrimonio accumulato in queste due ultime legislature (tre con la vice presidenza) da Pino De Dominicis. Un altro politico dallo stile asciutto e poco incline ai riflettori. Uno che se gli chiedi con quale dei suoi leader nazionali andrebbe a cena tra Veltroni e D'Alema, risponde «Bersani». Pragmatismo e pochi slogan. La sua forza in questi 15 anni alla guida della Provincia, vissuti prima al fianco di Luciano D'Alfonso e poi da presidente nelle due ultime legislature, è sempre stata questa. E poi le zone interne, con i comuni grandi e piccoli governati nella stragrande maggioranza dal centrosinistra, nonostante alcune inversioni di tendenza registrate il 13 e 14 aprile (vedi Nocciano e San Valentino). Ma un anno può essere un tempo breve o una eternità per la politica. Tutto dipende dagli avvenimenti che la governano. |