Data: 29/05/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Fatica una famiglia su tre. Avanza la povertà. Chi sta a Sud arranca con un reddito inferiore di una terzo rispetto al Nord. E la metà deve vivere con 1.900 euro al mese

Per pagare mutuo bollette e trasporti si risparmia su salute e alimentazione

ROMA. In frenata lo sviluppo economico dell'Italia, dove una famiglia su tre arranca per arrivare a fine mese, i disoccupati diminuiscono, ma solo perché rinunciano a cercare lavoro, il divario tra Nord e Sud è sempre più evidente, gli stipendi sono tra i più bassi d'Europa e le distanze nell'Ue si allungano, e dove gli stranieri regolari aumentano arrivando a 3,5 milioni, si sposano e fanno più figli degli autoctoni, ma delinquono poco più del resto dei cittadini italiani, cioè nella misura del 2 per cento.
È con la metafora di un pavimento dal disegno labirintico che ieri il presidente dell'Istat, Luigi Biggieri, durante il consueto appuntamento del «Rapporto Annuale» presentato a Montecitorio, ha descritto l'Italia. Una complessa analisi di circa 400 pagine con tabelle, percentuali, grafici che si intrecciano spiegando, in sintesi, che c'è «incertezza» ma anche «movimento», che c'è «un senso di agitazione», ma non «una direzione definita». Ed è senz'altro incerto e agitato il 14,6 per cento delle famiglie.
Quelle che «con molta difficoltà arriva alla fine del mese», come il 28,4 che non ce la fa a fronteggiare spese impreviste di 600 euro o, ancora, il 66,1 per cento che nell'ultimo anno non è riuscito a mettere da parte dei soldi.
«La situazione del Paese nel 2007», secondo lo studio dell'Istituto di statistica, conferma una disuguaglianza geografica dei redditi, tra l'altro superiore alla media europea. Questo vuol dire che solo una media complessiva su scala nazionale fa arrivare il reddito mensile medio dei residenti (nel 2005) ad una cifra di circa 2.300 euro, 2.750 includendo i fitti delle abitazioni. Ma la realtà è che il 50 per cento delle famiglie ha guadagnato meno di 1.900 euro al mese e che gli anziani soli, sia uomini che donne con più di 65 anni, sono la fascia di popolazione che percepisce i redditi più bassi, a malapena 1.000 euro al mese.
Gli italiani poveri
e dove sono quelli ricchi
Sebbene nel 2007, rispetto all'anno precedente, sia aumentata (di uno 0,8%) anche al Nord la percentuale di italiani che stentano ad arrivare alla quarta settimana, i dati del rapporto parlano chiaro: il reddito delle famiglie del Mezzogiorno è pari a tre quarti di quello delle famiglie del Centro-Nord, fitti imputati esclusi. Il guadagno netto familiare è inferiore alla media nazionale in tutte le regioni del Sud, così come è superiore in tutte quelle centro-settentrionali, eccetto la Liguria che ha un alto tasso di anziani. La provincia autonoma di Bolzano e la Lombardia sono le aree con i redditi familiari più elevati, mentre i più bassi si registrano in Sicilia, il divario fra le entrate arriva a raggiungere i 10mila euro su base annua.
L'incubo mutuo
e l'aumento delle spese
Per l'anno 2006 il rapporto evidenzia che il 13 per cento di italiani è alle prese con il mutuo per l'abitazione di proprietà (contro il 12% del 2004) e paga mediamente una rata di 559 euro al mese (rispetto ai 469 del 2004). E tra aumenti di mutuo, energia e bollette gli italiani cambiano stile di vita, perché se la casa e trasporti assorbono la maggior parte dello stipendio, si spende inevitabilmente meno per sanità, istruzione, tempo libero, cultura ed anche per il cibo.
Crescita, Italia ultima
nella comunità europea
Complicata la situazione economica internazionale, influenzata nell'ultimo anno dalla crisi immobiliare degli Stati Uniti, che ha fatto tremare il mercato finanziario, e dal rialzo di materie prime fondamentali, quali energia e cereali. Nel complesso, la crescita economica mondiale nel 2007 ha mantenuto un ritmo sostenuto, in continua espansione paesi come Cina, India e Russia, attenuata quella degli Usa. Cresce anche se in misura leggermente inferiore al 2006, l'Unione Europea allargata a 27 Paesi. Ma l'Italia, nonostante la «buona tenuta» delle esportazioni ed il recupero di competitività di imprese tessili e meccaniche, registra nel 2007 un Pil in crescita dell'1,5% (contro l'1,8% del 2006) e porta a casa un differenziale negativo di crescita rispetto alla media Uem pari all'1,1 per cento. Mentre i Pil di Germania, Francia e Spagna si attestano rispettivamente su incrementi del 2,5, 1,9 e ben 3,8 per cento.
Crescita stipendi
tra le più basse della Ue
Secondo l'Istat in sei anni il reddito per abitante è crollato del 13% rispetto alla media europea. Se nel 2000 era del 4% più alto della media dell'Unione, nel 2006 è sceso di oltre 8 punti. Tra il 1995 e il 2006 le retribuzioni orarie reali aumentano in totale solo del 4,7%, un incremento decisamente inferiore a quello registrato in altri paesi europei, come Francia e Svezia, dove gli incrementi sono cinque, sei volte più consistenti. La causa degli scarsi aumenti dei redditi degli italiani? L'istituto la riconduce alla crisi della produttività che ha frenato la crescita pro capite in Italia, mentre gli altri paesi hanno continuato ad incrementare il proprio sviluppo.
Disoccupazione.
Diminuisce il tasso di disoccupazione nel nostro Paese arrivando, nel 2007, ad 1,5 milioni di persone senza lavoro (circa un milione in meno di dieci anni fa). Tuttavia al calo non corrisponde un reale aumento dell'occupazione, quanto «un allargamento dell'inattività», ossia una vera e propria «rinuncia a cercare attivamente un lavoro».
Gli stranieri in Italia
Gli immigrati con regolare permesso di soggiorno sono arrivati, al 1 gennaio 2008, a quota 3,5 milioni, pari al 5,8 per cento dei residenti. Provengono da ogni parte del mondo, soprattutto dall'Est Europa, ma anche da Africa settentrionale, Asia, Centro e Sud America. Più disponibili degli italiani a spostarsi per cercare lavoro, gli immigrati si concentrano nelle regioni di Nord-ovest e Nord-est (36,3 e 27,3%) e del Centro (24,8%), solo l'11,65% risiede nel Mezzogiorno. Appena riescono a regolarizzare la propria posizione, si sposano e fanno figli. Tra nati in Italia e ricongiungimenti familiari, i minorenni stranieri residenti sono 666mila, 80mila in più del 2006.

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